traslochi compiuti

image-1Sto cercando di ricordare quante volte ho cambiato casa.

La prima, quando ero piccola, da un estremo all’altro del corso principale della stessa città. Mio padre ci aveva ammonito: casa nuova vita nuova. Forse pensando che 3 bambini avrebbero potuto prendere la cosa in maniere diligente.  Noi facemmo una specie di girandola indiana attorno a un grosso scatolone, contenti di correre in tondo in quella stanza nuova, ancora semisprovvista di mobili.

Col passare degli anni i traslochi non hanno più avuto lo stesso entusiasmo. Forse perchè, ad un certo punto, è toccato a me sola impacchettare e spacchettare.

E’ iniziato durante gli anni dell’università: tre diversi appartamenti. In quel caso avevo anche delle piante. Poi per il master, nuova città, primo nord, primo inverno con la neve e il ghiaccio. Poi nella città dove ho abitato e lavorato per almeno 10 anni: 5 cambi. Con alcuni episodi di nomadismo in case di amici temporanee. Nell’ultimo cambio sono rispuntate le piante, forse perchè quando si diventa in due si ritorna ad un concetto più antico di casa.  Risultato: ho dovuto traslocare io e prima di ritraslocare ho dovuto riportare tutte le piante a casa di mia mamma. Perchè posso abbandonare (sebbene a malincuore) gli scatoloni con dentro tutta la mia vita recente ma lasciare morire le piante, non si fa.

Negli anni il mio bagaglio cresceva nelle case per poi assottigliarsi negli spostamenti, o restare chiuso in qualche imballaggio riportato indietro dall’ennesimo trasloco.

E’ successo così anche per la borsa dei week end. Enorme quando andavo in gita con la scuola o in vacanza con i miei. Da allora sempre più piccola, fino a suscitare lo stupore delle mie amiche: piccola sì, ma sempre con almeno 3 cambi: giorno-sera-viaggio/casual.

Da tre mesi a Londra sono nella casa numero due. Nella casa numero due non c’era niente. Abbiamo dovuto ricomprare tutto, dal piumone ai bicchieri.

Così dopo tutti questi anni ho ricomprato l’ennesimo tostapane, set di posate, biancheria da casa, aspirapolvere. Precedenti versioni dei vari articoli sono state recentemente imballate e impilate in una stanza romana poco prima della partenza, e lì sono rimaste. Acquisti più lontani nel tempo sono ancora chiusi in fondo a qualche armadio a casa di mia mamma.

Qui non ho ancora un frullatore mentre in Italia ho ben due versioni di mini-pimer e due macchine per tirare la sfoglia della pasta fresca. Vabbè una mi è stata regalata, non è che mi metto a ricomprare qualsiasi cosa. Infatti adesso mi rifiuto di acquistare un secondo forno a microonde.

Mi piace avere le mie cose ma tirarmele dietro da una città all’altra, da un paese all’altro, mi piace sempre di meno. Specialmente quando non so quanto mi trattengo in questa o quella casa, in questa o un’altra città. A volte perchè non si può, altre volte perchè non ricordavo più dove avevo che cosa. Prima o poi, però, dovrò allestire un grande mercatino come nei vialetti dei garages dei film americani di una volta.

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