stati uniti nell’invidia

stati uniti nell’invidia.

Dagli Stai Uniti d’America agli Stati Uniti dell’Invidia? La metafora è suggestiva e viene usata oggi da un commentatore del Financial Post per analizzare il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione. Gli Stati Uniti sono la terra del coraggio e delle libertà fin quando nessuno fa molti più soldi del proprio vicino. Altrimenti ecco che ci si ritrova nel regno dell’invidia.

Per come la vede Terence Corcoran, autore del pezzo, la questione è piuttosto semplice: il presidente Obama ha ingaggiato una guerra con il rivale repubblicano Mitt Romney, fondata sull’archetipo della “vecchia america” che prevede la rivincita della middle class (il futuro) sulla upper class.

E’ vero che è proprio la middle class che è uscita più frustrata e malmessa dalla crisi economica del 2008, la più delusa da quel cambiamento che Obama aveva promesso e quella che più di tutte (che sia repubblicana o democratica) è arrabbiata per il salvataggio di Wall Street, visto come un favore a quell’1% degli americani che detiene oltre la metà della ricchezza del paese.

Ed è a questa America che Obama ha parlato nel suo discorso, puntando sulla propria capacità di far rivivere il sogno americano, che arrivi attraverso il vento del cambiamento o il più asciutto “si può fare”.

Qui i 4′ chiave del discorso di Obama, riassunti dal quotidiano britannico Guardian, in cui Obama stigmatizza le multinazionali che trasferiscono posti di lavoro oltreoceano e si rivolge direttamente a quegli americani onesti che rispettano le regole del gioco.

Corcoran prevede o spera che Romney invece si ergerà a difensore del diritto di tutti gli americani a diventare quell’1% dei ricchi più ricchi del vicino, perché ritiene ingiusto equiparare la tassazione del reddito prodotto dalla speculazione finanziaria o dall’eredità, allo stesso livello dei redditi da lavoro. Per Corcoran si tratterebbe di una doppia tassazione, poiché l’aliquota più bassa sui proventi finanziari è compensata dal fatto che sono le coorporations a pagare a monte parte di quelle tasse.

Però Corcoran registra un elemento strategico nel piano di Obama, la presenza del miliardario Warren Buffet a fianco di Michelle Obama durante il discorso sullo stato dell’Unione. E osserva che quella che definisce la “regola di Buffet” sulla tassazione (ossia estendere l’aliquota dei redditi da lavoro a tutti i redditi percepiti da una persona) colpirebbe 500 mila americani che guadagnano più di un 1 milione di dollari all’anno.

E se il multimiliardario Warren Buffet è sceso al fianco di Obama, che nel 2008 ha compiuto una sorta di rivoluzione copernicana nella raccolta fondi per la campagna elettorale, vorrà dire che  s i  p u ò  f a r e .

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