i conti sulla morte di Gheddafi

Un miliardo (di dollari) per un dittatore. Questo il tema affrontato da un articolo del National Journal sulla morte di Gheddafi.

Secondo il Pentagono è stata speso un miliardo, il vicepresidente americano John Biden parla di 2 miliardi e ancora il conto non è completo. La Nato non fa il conteggio dei costi militari su ogni singola operazione mese per mese, ma per le operazioni in Libia, iniziata a marzo 2011 (Operation Unified Protector) la spesa approssimativa ammonterebbe a 7,4 milioni di dollari al mese per apparecchiature tecniche e 1,1 milioni di dollari per il quartier generale e lo staff militare. Il centro ricerche del congresso (Congressional Research Services) ha stimato che fin qui la guerra in Afghanistan sia costata 500 miliardi, se a questa cifra si aggiugessero i costi dell’Iraq si parlerebbe di milioni di miliardi.

Molti si chiedono oggi se fosse il caso per gli americani aprire un nuovo fronte di guerra. Tuttavia il petrolio libico è migliore di quello saudita, che ha compensato fin qui la mancanza di produzione della Libia a causa della guerra e il nordafrica negli ultimi mesi ha subito profondi cambiamenti. Per la prima volta però francesi e britannici hanno avuto l’onore di comandare le operazioni Nato. Lo stesso presidente Obama ha insistito per non inviare truppe di terra ma limitarsi a operazioni aeree “chirurgiche”. Una strategia che oggi l’amministrazione democratica rivendica come vincente e già usata, per la verità, dall’amministrazione Clinton nella ex Jugoslavia di Milosevich.

Sembra che questo sia il piano di attacco degli americani per i dittatori di serie B, così non erano Saddam Hussein e Osama Bin Laden contro cui hanno affrontato costi altissimi sia in vite umane sia in termini di bilancio.

Gheddafi era tutt’al più un nemico di Reagan degli anni ’80, non certo un obiettivo primario di questa amministrazione, coi tempi che corrono.

Eppure quanto si spende e come si spende sembra proprio un tema di vitale importanza per qualsiasi governo, visti i tempi che corrono.

La missione Nato in Libia sarebbe costata molto di più se l’America non si fosse limitata ad un ruolo di supporto delle operazioni guidate dagli europei.

Sicuramente accaparrarsi il petrolio libico vale lo sforzo bellico, tanto i francesi quanto i britannici hanno manifestato la loro intenzione di utilizzare il petrolio come compensazione per gli alti costi militari affrontati durante la guerra e non hanno mai fatto mistero della loro insofferenza per i rapporti privilegiati che esistevano tra il Colonnello e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, con l’Eni che si aggiudicava gran parte delle risorse. Com’è già successo per l’Iraq però sia per lo sfruttamento delle risorse energetiche sia per le attività di ricostruzione non bisogna dare per scontato che saranno gli occidentali a fare la parte del leone.

 

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