tanto per comunicare

Tutta la nostra vita è regolata dalle informazioni che ci scambiamo. Cosa diciamo quando e a chi, in che modo. Con questo sistema si misura un’amicizia affidabile o una relazione soddisfacente. Le nostre chiacchiere e i comportamenti che mettiamo in atto sulla base di queste fanno la differenza tra un fidanzato/marito affettuoso o uno stalker e potenziale serial killer. Si può discutere molto o trovare molti esempi sull’imperialismo americano oppure notare che utilizzano comunemente l’espressione “what’s wrong with you (people)?”.

Vale lo stesso per la ricerca delle informazioni e la comprovata veridicità di quelle che otteniamo. Sull’affidabilità delle nostre informazioni misuriamo la nostra reputazione nella società. E dalle relazioni interpersonali si può risalire fino ai macro sistemi che regolano le nostre vite. Che cittadini saranno quelli di uno stato in cui la ricerca e la diffusione delle informazioni sono regolate e veicolate da meccanismi che limitano o distorcono questo sistema? Saranno spioni paranoici o amorevoli genitori impegnati ‘nel corretto sviluppo della personalità autonoma dei propri figli’?

Quando discutiamo sulle possibilità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa di fatto ci stiamo interrogando sulla nostra personalità e sul nostro sistema di relazioni. Possiamo mentire su facebook o essere scortesi e distanti quando non salutiamo una persona per strada, di fatto quello che ci diciamo o non ci diciamo ci definisce. Tanto quanto il segreto di Stato definisce l’intero sistema politico. Essendo l’unica specie che parla del mondo animale dovremmo sentire una grande responsabilità. Mi chiedo se le api possano mentire, se esista una gerarchia delle fonti e se tutte possano dire le stesse cose e con quale credibilità. Immaginate una Rupert Murdoch Ape Regina. Ma anche una Ape direttore di giornale o giudice istruttore.

Dovremmo fare tesoro delle cose che sappiamo o che ‘veniamo a sapere’: se un politico è corrotto, se parlava al telefono per organizzare una propria lobby di interessi in barba alle leggi dello stato. Eppure mai come nello scambio delle informazioni, che pure definiscono tutta la nostra esistenza, la società sembra non giovarsi della propria esperienza. L’unico meccanismo che si mette in moto è quello della parte per il tutto. Si viene a sapere che alcuni politici sono corrotti o hanno rubato con tanto di nomi cognomi e elenco di malefatte e il massimo di sommovimento delle coscienze è: ‘la politica è corrotta’. Tutta. Cambiare tutto per non cambiare niente come insegna il Gattopardo. La storia delle parole non insegna. Ce l’abbiamo davanti agli occhi, nero su bianco e non insegna.

Scriviamo nuove parole, nuove leggi, perchè lo scambio delle informazioni è cruciale e direttamente proporzionale allo scambio lecito di soldi. Eppure non impariamo. Non agiamo di conseguenza.

Avremo scoperto un miliardo di bugie come un miliardo di tangenti, (la tangente, la corruzione, sono una menzogna bella e buona, un inganno perpetrato da pochi ai danni di molti, come una dittatura) eppure non impariamo.

Siamo tutti vittime della sindrome che in letteratura femminile ha fatto scrivere fiumi di inchiostro: perchè perdoniamo compulsivamente un fidanzato fedifrago e ovviamente bugiardo? Quali sono i passi verso una sana e felice vita di coppia?

I più saggi tra noi sanno che se il destino ti mette sulla strada un fidanzato ‘cialtrone’ i più maturi non risponderanno neanche al telefono ad un secondo cialtrone che ti ritrovi sulla strada, meno che mai ci andranno a prendere un caffè. Si può soffrire per una relazione andata male, si elabora il lutto e non si ricade nello stesso errore: ci si formano gli anticorpi. Oppure non si impara. Gli psicologi la chiamano coazione a ripetere. Non si tratta di fortuna, nè di roulette russa. Ma ci si può fondare un piccolo impero a parlare di questo. O a farsi pagare per farlo.

La storia non è una coazione a ripetere. Ci sono società sane che sanno far tesoro delle informazioni e le trasformano in apprendimento e altre no. Ecco, a quanto pare, noi no. E per un lungo periodo di tempo. Oppure ci si ammala e quello che dovrebbe trasformare le informazioni in apprendimento non funziona. Ma ammalarsi è una cosa seria e la malattia la scarterei dal novero delle possibili metafore. Quindi evidentemente noi restiamo allo stadio emotivo dei 5 anni. Senza possibilità di crescere.

Perchè non abbiamo leggi credibili sullo scambio di informazioni: abbiamo l’evasione fiscale tra le più alte del mondo e la concentrazione di media tra le meno trasparenti dei paesi cosiddetti ”civilizzati”.

Invece discutiamo di intercettazioni telefoniche, di stipendio dei parlamentari, di ‘aritangentopoli’.

Per esempio, vogliamo davvero sapere quando le intercettazioni telefoniche sono “illegali”? Sarebbe una conversazione di 5′: sono illegali quelle fatte dal gruppo Murdoch in Inghilterra, per i restanti casi consultare il film Le vite degli altri.

E con questo buona estate a tutti.

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