comizio veloce del mattino

Spero sia finalmente chiaro a tutti che silvio b., se non avesse tutti i soldi che ha (e lasciamo pure stare come li ha fatti e come continua a farli) farebbe un altro mestiere. Purtroppo è la sua corte di satrapi che continua a tenerlo lì perchè ne ha bisogno. Senza silvio b., una classe dirigente cialtrona, arrivista e mediocre, non starebbe in Parlamento, che sieda essa nei banchi della maggioranza o dell’opposizione. E certi altri non starebbero fuori dal palazzo della rappresentanza popolare se solo avessero intuito che non bastava qualche strepito confuso allo scandalo per fare politica. Il modo più basso di fare politica l’hanno poi sparso come epifenomeno qua e là, giusto il tempo di perdere qualche seggio locale. Delle persone con un senso civico anche solo sottosviluppato non avrebbero permesso la copertura di un’economia da terzo mondo con l’aggravante di una vitalità sociale da paese da terza età. Pochi, davvero pochi, di noi generazione che abbiamo visto silvio b. andare al potere e che adesso vedranno la lenta agonia della sua uscita di scena (che per chiudere certe parentesi ci vuole tempo, un tempo lento, chiedete ad esempio ai dirimpettai spagnoli) possono dire di aver fatto quello che si poteva per questo paese. Certe forme di acquiescenza, di vivi e lascia vivere, della perduta capacità di indignarsi inchiodano più di una generazione. Certo molti di noi queste cose le hanno subite. Però mi chiedo, davvero non si poteva evitare? Davvero non si poteva inceppare la macchina prima? Certo i Marchionne fustigatori del dissenso ci avrebbero chiamato sabotatori già solo per il fatto di provare ad alzare la mano e attendere educatamente il nostro turno di parlare. Oggi non si può però più guardare dall’altra parte. Non si può lasciare questo paese in mano a coloro che l’hanno distrutto. Bisogna impegnarsi. Con la scusa che la politica è roba sporca ci hanno impegnato la vita con master e stage e call center per farci ritrovare alla soglia dei trent’anni senza una posizione e senza futuro. Ci dicono che è colpa dei lavoratori onesti che hanno fatto la battaglia sociale per i diritti di tutte le persone se noi avremo una pensione da fame. Quando sono le speculazioni finanziarie delle banche e dei grandi patrimoni che ci hanno tagliato il welfare. Siamo un paese che scopre ogni giorno che questo fa sì che la sanità pubblica faccia vittime mentre ci ripetono che questo è colpa del debito pubblico e non di chi scientemente ha distratto risorse dallo Stato per fare i propri interessi e quelli della criminalità organizzata. E hanno relegato la capacità di indignarsi a scontro di parte. Non ci si indigna con l’etichetta Udc, Pd, Idv etc. Però bisognerebbe pretendere che sia la politica a definire priorità e risposte. L’altro giorno ho sentito uno degli operai della Fiat ospitati in televisione a spiegare, nemmeno a reclamare, semplicemente a spiegare al paese che gli operai hanno dei diritti. (Che poi, ma quante persone conoscete voi obbligate a lavorare sette ore e mezza senza interruzione, senza poter decidere quando andare a fare la pipì, senza il permesso di coloro che li controllano concedono per contratto, perchè è questo che vogliono cambiare). Questa persona ha concluso con una frase molto semplice: “non è giusto che ci stiamo noi qui in televisione a metterci la faccia per dire come stanno le cose, noi abbiamo votato delle persone che si dovrebbero occupare (dalla mattina alla sera aggiungo io) di trovare delle risposte”. Ecco.

Quando si compileranno le liste delle prossime elezioni una politica per bene dovrebbe mettere dentro non i giovani in quanto tali (perchè tanto è già meglio che mettere quelli che vanno a letto col capo), in base alle ultime due cifre dell’anno di nascita. Ma tutti quei giovani, che ci stanno in Italia, che si sono sporcati le mani per cambiare questo Paese, per coltivare quei saperi di cui tutti parlano e nessuno sa poi dire a cosa servono tanto che Tremonti è arrivato al paradosso di poter dire Dante non si mangia mentre è esattamente l’utilizzo che ci resta dei nostri libri in questo paese. Perchè in Parlamento non ci mandano quelli che davvero hanno già dimostrato che pur in un Paese bloccato è ancora possibile impegnarsi per costruire il futuro? Quelli che sanno progettare a che cosa serve Dante.

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