salario minimo garantito dall’Ue

Un salario minimo garantito a tutti i cittadini dell’Unione, per far fronte all’aumento della disoccupazione in Europa, causata dalla crisi finanziaria del luglio 2007. Lo scrive Ivo Caizzi a pag. 6 del Corriere Economia di oggi. Una proposta che la presidenza di turno belga, dal prossimo luglio a dicembre 2010, vuole portare all’attenzione dei 27 paesi comunitari come punto qualificante del proprio programma, dopo averla discussa al Parlamento nazionale, il mese scorso, su impulso del partito socialista, guidato da Elio Di Rupo, figlio di immigrati italiani, che aggiorna saltuariamente anche un suo blog, in lingua francese.

La futura presidenza belga punterebbe alla sinergia con l’attuale presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, istituito con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Se già vi siete persi tra Bruxelles e Strasburgo, se non sapete chi fa che cosa, perchè non avete idea del Trattato e la materia, sulle prime, in effetti è noiosa, potremmo raccontarla così: anche l’Europa, con i suoi 27 paesi, ha un governo e questo governo può decidere che tutti i cittadini hanno bisogno dei mezzi minimi garantiti alla propria sussistenza.

Soprattutto se si aspetta, come sostengono i dati presentati dal presidente della Commissione José Manuel Barroso, (dal 16 settembre 2009 al secondo mandato), alla riunione informale del Consiglio europeo dello scorso 11 febbraio, che il tasso di disoccupazione del 2010 salirà al 10,3%, mai così male dagli anni ’90, e con il 21% di giovani disoccupati. Gli stessi dati dicono che i disoccupati in Europa sono 23 milioni di persone e che questo numero è cresciuto di 7 milioni solo negli ultimi 20 mesi, proprio quando si festeggiava la fine della recessione. Certo gli economisti spiegano che prima arriva la recessione e poi c’è la disoccupazione. Ma gli stessi economisti spiegano che diverse sono le ricette per invertire la curva. E quindi oltre a sostenere l’industria e occuparsi delle banche bisogna anche occuparsi del Welfare. 

Una proposta forte nel momento in cui si assiste ad una triste speculazione sui conti della Grecia, che riceverà un prestito dai 16 paesi della zona euro di 30 miliardi per il primo anno, ad un tasso del 5%, secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore.

Come stabilire un salario minimo garantito per tutti, da riparametrare in base al costo della vita nei singoli stati? L’importo massimo sono i 1600 euro mensili del Lussemburgo rispetto ai 189 euro che costituiscono il salario minimo legale dell’europa dell’est. Il riferimento sarebbero quindi i 1300-1400 euro fissati in paesi come Olanda, Belgio, Francia o Gran Bretagna.

Se i partiti politici che concorrono per la rappresentanza al parlamento di Strasburgo parlassero di queste cose almeno in campagna elettorale, le elezioni europee non sembrerebbero un rito così stanco, come ha dimostrato l’ultima consultazione elettorale, dal 4 al 7 giugno del 2009, che si è conclusa con la vittoria di partiti e personalità fortemente euroscettiche.

Ma in Italia il silenzio è particolarmente colpevole perchè il salario minimo garantito l’Europa lo ha introdotto nel 1992 con una risoluzione sulla “Garanzia minima di risorse” (risoluzione 92/441/CEE) che in Lussemburgo è di 1600 euro ma che in Italia non è mai stata recepita (così come in Grecia) ma viene demandata alla contrattazione sindacale di categoria o a singole iniziative di Welfare di Regioni e Comuni, mentre per l’Unione deve essere garantita comunque a tutti i cittadini.

Una questione che dovrebbe far riflettere la poltica, proprio nel momento in cui i leader mondiali sembrano pentirsi del governo di “Goldman Sachs”, ma stentano a far partire la cosiddetta riforma della finanza globale (drogata dai derivati, dai mutui, in soldoni dai debiti eccessivi).

E alla luce del fatto che, guardando a quanto avviene proprio in Europa, la Germania nel 2009 ha alzato il tiro dicendo che la finanza europea diventa materia Costituzionale per la propria Corte, vincolando al suo giudizio le decisioni di politica economica dell’Unione.

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