la lotta alla mafia non si fa in silenzio

Non è la prima volta che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dice che le opere di ingegno sulla mafia aggravano l’immagine del nostro Paese all’estero. Nell’adagio ‘pizza, mafia e mandolino’ pizza magari sì (ce la copiano con un certo successo perfino in Giappone), da correggere però con un po’ di condimento a base di polenta per far contenti gli amici della Lega (su questo si attende un decreto, la bozza la custodiva un certo Alfredo Milioni, che si sa essere molto sensibile alle questioni di cibo, ma come al solito, vattelapesca che fine abbia fatto)  mandolino poi, che male potrà fare…; mafia proprio no, la mafia nel nostro Paese è un fatto da non menzionare se non per dire che il Governo sta facendo tanto per combattere una cosa di cui meno si parla e meglio è…

Saviano risponde al Presidente del Consiglio e fa bene. Perchè chi vive sotto scorta per aver raccontato fatti di mafia non solo ha cambiato tutta la propria vita ma non può più raccontare i fatti come prima, in giro per strada a raccogliere storie, proprio perchè sotto costante minaccia. E allora bisogna sempre denunciare, forti dei frutti che la propria attività ha dato, denunciare i potenti, quelli che vogliono minimizzare, quelli che chiedono che si faccia poco clamore. Per spiegare a chi non se n’è accorto che l’azione del Governo non è contro la mafia quando sostiene attraverso il capo del governo che i libri e le fiction sulla mafia sono spot per la mafia stessa. Qui non è questione di idee ma di sostanza. E nella sostanza chi ha un ruolo istituzionale non dovrebbe permettersi certe frasi, se il privato cittadino silvio berlusconi (e in questo blog non si fa come veltroni che nemmeno lo nomina, ma che idea era? Lo hanno dimostrato le urne che idea fosse…In questo blog silvio berlusconi da oggi in poi verrà scritto a lettera piccola), quindi se il privato cittadino silvio berlusconi la pensa diversamente da così se lo tenesse per lui, la libertà di espressione non si usa come meschino paravento per aggirare la responsabilità istituzionale. Se silvio berlusconi pensa questo in qualità di capo del governo allora è un fatto grave che va denunciato.

Per non parlare della difesa d’ufficio che ne fa Marina Berlusconi, alla testa del gruppo Mondadori, una manager che è riuscita ad arrivare a piazzetta Cuccia ma non a capire che una lettera ad un giornale come capo di un grande gruppo editoriale va pesata su fatti più solidi del ‘mio papà ha diritto di dire quello che vuole’.

E ricordiamoci anche che il governo di silvio berlusconi in nome della libertà di espressione critica la pubblicistica antimafia…in nome della privacy vuole disciplinare le intercettazioni telefoniche essenziali nella lotta alla mafia, in nome della libertà dei ‘cittadini’ depenalizza, accorcia, stralcia la giustizia, fa telefonate affinchè al tg1 delle 20 si dica che Mills, l’avvocato corrotto, sia assolto con formula piena.

Troppo poco si parla di mafia in questo paese, delle mafie. Quando si accetta che tante parti della nostra vita siano governate passivamente dalle telefonate, dagli errori, dall’egoismo e dall’avidità del potente di turno, nei luoghi di lavoro, nelle nostre strutture sanitarie, nelle nostre scuole, nelle nostre università. L’elenco è lunghissimo.

Chi la fa la lotta alla mafia? La lotta alla mafia la fa lo Stato. La fanno le forze dell’ordine e i giudici, tutti servitori dello Stato, non del Governo, a Costituzione vigente, perchè tanto per ricordarlo, la Costituzione ancora non è stata cambiata. La fanno i cittadini che denunciano, che sono onesti, tutti quei lavoratori che in virtù della loro stessa funzione invece rischiano la vita.

Un governo che supporti e favorisca questa attività, che la contrasti seriamente (e non con le telecamere di Anna La Rosa, nella casetta del boss Provenzano, catturato il giorno prima) beh secondo me fa la metà del proprio dovere, giusto la metà. Se non vuole cattiva copertura stampa all’estero dovrebbe fare molto molto di più, invece di chiedere che se ne parli bene.

Inutile dire che una politica onesta dovrebbe indignarsi a prescindere…

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