caro cazzullo la notizia non è che nemmeno silvio possiede la bacchetta magica…

In prima pagina del Corriere della Sera di oggi campeggia un articolo del notissimo Aldo Cazzullo: “Trame, pressioni e molto fumo”  Il capoverso in prima recita così:

Il Presidente del Consiglio, il padrone di un impero delle comunicazioni, l’uomo più potente del Paese vuole zittire una trasmissione tv. Chiama gli amici (Innocenzi, Masi, Gianni Letta), scomoda il comandante dell’Arma. Inutile. E se la vera notizia uscita dall’inchiesta di Trani fosse che Berlusconi non se lo fila nessuno?

Ora io mi chiedo come si faccia ad usare anche questa vicenda per intrattenerci con l’avvincente pronostico di quando l’impero del premier cominci seriamente a scricchiolare. Non lo trovo degno dell’intelligenza di nessuno. Siccome siamo un paese a bassa democrazia allora è lecito segnalare che per l’ennesima volta le regole e i principi vengano calpestati impunemente ma non fino in fondo, quindi tutto sommato siamo salvi? Salvi da cosa? Berlusconi deve ogni tanto alzare la voce e allora va tutto bene? Perfino Berlusconi deve convivere con un paese a bassa democrazia? E verrebbe da rispondergli “chi è causa del suo mal pianga se stesso”…

Avvincenti i passaggi su quanto l’inchiesta di Trani faccia male o bene al premier, di come il povero Silvio, cavolo, non riesce a farsi obbedire a campanello sonante (del telefono) nemmeno da Masi e Innocenzi? Eh povero Silvio!

Meraviglioso poi il finale dell’articolo “Ma nell’infinita vertigine delle possibilità è dato pure che il ‘tiranno’ sia un uomo solo, che la sera e nei festivi inveisce e si sfoga con un amico che magari ha posato il telefonino sul tavolo; mentre il maresciallo trascrive tutto”.

Ci teniamo così tanto e così cara è la nostra bassa democrazia che l’unico male assoluto sono coloro che istigano all’oddio perchè si sa, se ci scappasse il morto non ci sarebbero telefonate che tengano. E tutti quelli che fanno ogni giorno il proprio dovere e magari invece la vita la rischiano perchè combattono contro le mafie? Questi non lavorano nello stesso Stato in cui si ritiene tutto sommato non grave il comportamento del Presidente del Consiglio, tanto che va bene pure dire “che non se lo fila nessuno“?

E tutti quelli che si confrontano con la realtà delle telefonate andate in porto? Qualsiasi mestiere facciano, a questi che cosa volgiamo dire: vedrai che questo è il segnale che il premier è debole? E’ questo che volgiamo insegnare nelle scuole. E’ questo che vogliamo forbitamente leggere su un grande giornale? A me stamattina verrebbe voglia di lasciarglielo sulla porta il giornale, e dire grazie dei bei momenti passati insieme ma non insultateci così!

Le telefonate

Il Cavaliere e la catena (inutile) degli amici

I colloqui con Innocenzi, Masi e Gianni Letta: il quadro dei tentativi falliti di fermare il programma sgradito

Le telefonate

Il Cavaliere e la catena (inutile) degli amici

I colloqui con Innocenzi, Masi e Gianni Letta: il quadro dei tentativi falliti di fermare il programma sgradito

E se, alla fine, la vera notizia uscita dall’inchiesta di Trani fosse che Berlusconi non se lo fila nessuno? Il presidente del Consiglio, il padrone di un impero delle comunicazioni, l’uomo più potente del paese vuole zittire una trasmissione tv. Si rivolge a un amico che ha fatto mettere all’Authority. Lo sollecita a far intervenire il presidente dell’Authority. Si appella al direttore generale della Rai. Fa in modo che siano coinvolti la commissione di Vigilanza, un consigliere del Csm, un altro «amico magistrato» e Gianni Letta. Chiama pure i carabinieri. E la trasmissione è ancora lì. L’unico che riesce a oscurarla per qualche settimana è un parlamentare dell’opposizione, l’onorevole Beltrami, che propone il black-out elettorale prontamente accettato dalla maggioranza. Ma, il Giovedì Santo, Santoro sarà di nuovo in onda, prevedibilmente con una puntata monotematica sui maldestri tentativi di zittirlo. E Berlusconi mediterà su quanto sia inefficiente la sua struttura di comando, e il paese stesso su cui in teoria spadroneggia da decenni.

È evidente che dalla penosa vicenda si possono trarre altre conclusioni, tutte giuste. Non va sottovalutata la gravità della commistione tra Palazzo Chigi, l’autorità di garanzia, la direzione della Rai e pure quella del Tg1. Così come Berlusconi non ha torto a far notare che nessun capo di governo rilegge sui giornali scampoli di conversazioni private in cui si lamenta della moglie. Resta la sensazione di un uomo che non riesce a farsi obbedire da nessuno, e al massimo trova spalle su cui piangere. Non solo Santoro lo «processa come appartenente alla mafia » e «non fa che trasmettere puntate su Mills e Spatuzza». Veronica gli chiede 90 miliardi di lire l’anno e «c’ha il giudice che è amico dell’avvocato». De Benedetti aspetta i suoi 750 milioni di euro. Il fisco ne chiede altri 900 milioni. Ora lo vogliono pure ammazzare. Tutto serio, serissimo; ma la contro- strategia del premier lo è meno. «Questo Napoli da dove arriva, da Mastella? Ma Mastella adesso è totalmente con me!».

E Savarese? «Era amico di Fini, però adesso è più amico di Gasparri» dice la spalla del premier, Innocenzi. La cui figura, più che Tigellino, ricorda uno psicanalista o in genere un sodale destinatario di sfoghi interminabili. E’ vero che Innocenzi lamenta di essere mandato a quel paese da Berlusconi «ogni tre ore»; ma alla fine non combina nulla. Né gli altri si rivelano più efficienti o disponibili. Il fido Masi paragona il Cavaliere a un governante dello Zimbabwe, con una metafora che gli resterà appiccicata per la vita. Il poeta Calabrò fa una figura quasi eroica. Gianni Letta dà l’impressione di fare il minimo indispensabile, giusto per evitare che gli possa essere rinfacciato alcunché. E’ allora che Berlusconi gioca l’arma finale e telefona al generale dei carabinieri Gallitelli: Santoro parla male persino della Benemerita, fate un esposto! Ma pure il generale dei carabinieri disobbedisce: telefona all’Authority, ma l’esposto non lo fa. Ogni volta, anche di domenica, Berlusconi si lamenta con il povero Innocenzi, che conosce da trent’anni e copre regolarmente di contumelie; ogni volta, Innocenzi lo tranquillizza, rassicura, annuisce – «sì presidente», «certo presidente» -, annuncia bellicoso che si muoverà «come un tupamaro con le bombe addosso», promette che troverà la strada giusta; e non la trova mai. A sua volta, Innocenzi esasperato si apre con Masi: «Mi ha fatto un culo che non finiva più. Mi insulta. Mi dice che l’Agcom si deve vergognare, che è una barzelletta».

Quando proprio non ne può più, Innocenzi richiama Letta – «Gianni, sei l’ultima spiaggia… » -, il quale, come annota con involontario sadismo il maresciallo intercettatore, «risponde con parole incomprensibili ». Quanto a Santoro, il massimo che si cava da lui è la promessa di una «trasmissione equilibrata »; e qui manca purtroppo il commento del premier. Il tempo, la magistratura e le elezioni regionali daranno il verdetto sulla vicenda. E’ possi- bile, anzi probabile che le richieste di Berlusconi siano eccessive e fuori luogo, tanto che pure uomini ansiosi di compiacerlo non riescono ad accoglierle. E’ possibile che il bilancio finale sia in attivo per il premier: Berlusconi ama fare la vittima, denuncia volentieri l’accerchiamento da parte dei magistrati, e l’inchiesta di Trani potrebbe giovargli. Ma nell’infinita vertigine delle possibilità è dato pure che il “tiranno” sia un uomo solo, che la sera e nei festivi inveisce e si sfoga con un amico che magari ha posato il telefonino sul tavolo; mentre il maresciallo trascrive tutto.

Aldo Cazzullo
19 marzo 2010

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. pietro fattori ha detto:

    nomen omen – dicevano i latini – torna utile ricordarlo con certi editorialisti

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