comizio istruttivo

Non bisognerebbe nemmeno chiamarla riforma, la riorganizzazione dell’istruzione superiore presentata oggi dal Consiglio dei Ministri con tre decreti. Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, dice che «non ha impronta ideologica, che non è viziata da pregiudizi di sorta». E il premier Silvio Berlusconi aggiunge che è una riforma necessaria perchè «la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro».
Questa del premier mi sembra un’affermazione molto ideologica su cui c’è un silenzio assordante, perchè sono tutti pronti a giurare la stessa cosa e tutti convinti di avere in tasca una soluzione migliore.

Che cosa si chiede alla scuola moderna, che sforni i migliori pezzettini di Tetris che si incastrino perfettamente nel mondo del lavoro? E perchè mai? Con quale scopo? E per quale mondo del lavoro, con quali abilità?

Mettiamo pure che la scuola fornisca i Lego alla fabbrica del lavoro, come questi verranno messi insieme? Si chiede che siano di plastica o trasparenti?

Possibile che da trent’anni a questa parte nessuno si chieda più quale sia il vero scopo della didattica? I metodi di apprendimento devono essere “nuovi” e per “nuovi” tutti intendono che invece di usare la macchina da scrivere si utilizzi il computer. Se la scuola non si accorge più nemmeno che copiare una ricerca dall’enciclopedia prevedeva almeno il procurarsi una fonte diversa e ricopiare il testo a mano, mentre oggi col copia/incolla in un click si producono prodigiose aberrazioni…

La scuola è un’agenzia di collocamento? I detrattori dello studio dedicato alla conoscenza è trent’anni che ripetono che sì, forse i nostri studenti (fino a qualche anno fa eh) erano i più preparati, ma sapevano troppe cose teoriche e nessuna pratica. Sicuramente è un grosso problema assorbire una serie di nozioni senza capire la loro attinenza con la realtà e quindi in una certa misura con la verità delle cose.

E invece di insegnare il ragionamento, quello spirito critico che mal si accorda tanto alla catena di montaggio quanto al precariato del lavoro e dell’anima moderna, si fa fare una cura dimagrante al sapere. Per “rispettare i vincoli di spesa”…

Che cosa devono “sapere” i nostri studenti? Va a sapere. Devono Imparare a rispondere sorridenti, a fare il loro pezzettino, che poi ci penserà l’Università a completare il lavoro di settorializzazione di marginalizzazione, a fare la differenza tra chi può permettersi dei buoni “Maestri” e chi andrà a fare esattamente quello che il mercato del lavoro vuole. Tutti denunciamo ordinatamente in fila i vizi del sistema aspettando il nostro turno. 

La sinistra democratica e laica ha tradito gli ideali di quel ’68 trasgressivo che bisognava arginare col rigore. Portare avanti la rivoluzione fa così fatica che è più facile dimenticarsi di qualsiasi buona idea o scimmiottarla all’infinito: è questa la vera occupazione in cui sono rimasti invischiati.

Il liceo musicale farà sognare di famose trasmissioni televisive, senza considerare il gran bene che farebbe una vera alfabetizzazione musicale a tutti i nostri ragazzi, magari con qualche ora in più nelle scuole che esistevano già.

Chiunque abbia messo mano all’istruzione non si è mai chiesto che tipo di società voleva. Come se i ragazzi dovessero rispondere ai semi delle carte su un tavolo da gioco.

Tu quanti diplomati vuoi? Tu quanti laureati? E che cosa devono saper fare?

Possibilmente sorridere e essere ricchi, lavorare come se fossero impazziti per il loro hobby preferito, certamente senza aspettare quella pensione che non avranno mai. Che possano permettersi le Maldive per staccare la spina dall’abrutimento della vita moderna, le infermiere private per i loro cari e la governante per i loro bambini. Si possono insegnare queste cose? Così certo che avremmo una scuola migliore!

Via libera del Consiglio dei ministri alla riforma che riordina l’istruzione secondaria superiore. Sono stati approvati i 3 decreti presidenziali che riordinano licei, istituti tecnici e professionali. È una «riforma epocale», ha detto il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che «non ha impronta ideologica, che non è viziata da pregiudizi di sorta». Una riforma necessaria per il premier Silvio Berlusconi, perché «la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro».

Si partirà dalle prime classi, ma ci saranno meno indirizzi e meno ore, per assicurare, comunque, i tagli di spesa previsti dalla manovra 2008. Dal prossimo primo settembre, prenderanno il via le nuove superiori targate Gelmini.

I licei diventeranno 6: classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale-coreutico e delle scienze umane, questi ultimi 2 vere novità. All’ultimo anno, si potrà studiare una materia in inglese o in una seconda lingua comunitaria. Nei tecnici, ci saranno 2 ambiti di studio (economico e tecnologico), suddivisi in 11 indirizzi, con meno ore da passare tra i banchi e più laboratori. Nei professionali (due settori per un totale di sei indirizzi) saranno rafforzate le materie specifiche del corso di studi e ci sarà una maggiore flessibilità dell’offerta formativa.
Chiaro l’obiettivo di stringere legami più forti con il mondo delle imprese, a cui mancano circa 54mila diplomati tecnici-professionali.

La riforma è stata corretta, in corsa, in base alle richieste avanzate dalle commissioni parlamentari di Camera e Senato, dal Consiglio di stato e dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Viale Trastevere ha, comunque, giocato d’anticipo, posticipando di un mese le iscrizioni alle superiori (fino al 26 marzo prossimo), proprio per consentire a famiglie, studenti, addetti ai lavori, la più ampia attività di informazione e orientamento sulla riorganizzazione dell’intero settore, che ha visto l’eliminazione degli oltre 396 indirizzi sperimentali.

Si comincerà, piano: dalle sole prime classe. Ma il ministero dovrà comunque effettuare i tagli imposti dalla legge 133 del 2008. Perciò nei tecnici e nei professionali, già dal prossimo anno seconde, terze e quarte avranno un taglio dell’orario: da 36 a 32 ore. Gli studenti coinvolti dal taglio di ore avranno una rimodulazione del percorso di studi. Nei licei, invece, è stata rafforzata l’area scientifica con 66 ore annue nel biennio. Quanto alle polemiche sulla geografia, nei tecnici viene ripristinata, negli indirizzi liceali sarà comunque accorpata a storia.

Sul fronte, invece, della “governance” scolastica, si accolgono le osservazioni di Palazzo Spada: dipartimenti e comitati tecnico-scientifici sono “derubricati” al rango di mere opportunità. Niente di fatto, invece, sul fronte dei regolamenti attuativi della riforma: Parlamento e giudici amministrativi volevano fossero adottati con atti a contenuto normativo, mentre saranno solo “linee guida”.

Dal Senato, arrivano, poi, novità sul fronte salva-precari. Ieri, il Governo ha presentato un emendamento, al milleproroghe, per estendere, anche, al prossimo anno scolastico (2010/2011) gli effetti del decreto, approvato in autunno, che, come si sa, garantisce uno stipendio (sotto forma di indennità di disoccupazione) a docenti e personale amministrativo rimasto senza supplenze per via dei tagli al personale della scuola. Lo speciale “paracadute”, che ha visto chiudere le domande di inserimento nelle liste prioritarie lo scorso 14 gennaio, secondo recenti dati diffusi, nei giorni scorsi, dalla Uil Scuola, ha interessato, quest’anno, circa 21mila precari: per l’esattezza, 16.543 docenti e 4.529 Ata. Discreta, anche la com-partecipazione regionale: hanno messo sul piatto circa 150 milioni, che saranno investiti per utilizzare questi lavoratori in progetti di utilità sociale e formativi. (Il Sole 24 Ore)

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