Barbarossa, primo eroe neodemocristiano.

E’ talmente banale che è una frase che annoia ancora prima di scriverla, mentre la formuli ti dici ma che ci penso a fare? L’assioma è questo: la politica di oggi invece di fare il domani o il dopodomani è una politica di/ per/ e sugli ex di ieri o ieri l’altro.

Accettando il gioco, oggi c’è la riproposizione di un vecchio/nuovo/ di ieri l’altro adagio: “è la lega la nuova dc”. Chi si appassiona delle avventure politiche di ex dc come ad es. Carlo Giovanardi, questo lo sa da un pezzo. I pro e i contro sono già storia dell’altroquando e quindi sempre attuale. Barbarossa, del resto, fu primo imperatore del Sacro Romano Impero. I timorati di Dio, per potere, possono.

***

Ma Bossi come si permette di dire che per gli ex democristiani dell’Udc «al di sopra del Po non c’è posto?». Al di sopra del Po, lo scudo crociato di posto ne aveva in gran quantità.

Fino alla metà degli Anni Settanta, la Dc era soprattutto un partito del Nord. C’erano province del Veneto, e certe valli, dove i democristiani facevano man bassa: anche il 70 per cento. C’è tutta una storia democristiana, al Nord. Come si permette Bossi? Forse la risposta è semplice: Bossi ha sempre avuto la tentazione di affermare che la nuova Dc è la Lega. E non è che non abbia qualche ragione. Alle ultime politiche, ad esempio, la Lega è diventata il primo partito – sempre «al di sopra del Po» – in 800 Comuni su 4 mila.

Casini ha dato a Bossi dell’«arrogante». «In effetti è una boutade tipicamente bossiana – dice uno storico dc del Nord, l’ex presidente del Veneto ed ex ministro Carlo Bernini – ma se ho capito bene è una censura alla politica dei due forni, che anch’io non condivido». E infatti Bernini già da due anni ha lasciato l’Udc per il Pdl.  (La Stampa, pag 9)

Ma Bossi come si permette di dire che per gli ex democristiani dell’Udc «al di sopra del Po non c’è posto?». Al di sopra del Po, lo scudo crociato di posto ne aveva in gran quantità.

Fino alla metà degli Anni Settanta, la Dc era soprattutto un partito del Nord. C’erano province del Veneto, e certe valli, dove i democristiani facevano man bassa: anche il 70 per cento. C’è tutta una storia democristiana, al Nord. Come si permette Bossi? Forse la risposta è semplice: Bossi ha sempre avuto la tentazione di affermare che la nuova Dc è la Lega. E non è che non abbia qualche ragione. Alle ultime politiche, ad esempio, la Lega è diventata il primo partito – sempre «al di sopra del Po» – in 800 Comuni su 4 mila.

Casini ha dato a Bossi dell’«arrogante». «In effetti è una boutade tipicamente bossiana – dice uno storico dc del Nord, l’ex presidente del Veneto ed ex ministro Carlo Bernini – ma se ho capito bene è una censura alla politica dei due forni, che anch’io non condivido». E infatti Bernini già da due anni ha lasciato l’Udc per il Pdl.

Resta da discutere quanto sia fondata la speranza di Bossi di sostituirsi alla Dc. Renato Mannheimer fornisce un quadro convincente dei flussi elettorali: «I voti ex democristiani sono dispersi fra Pdl, Lega e Pd. Ma siccome per capire il cambiamento sarebbe più corretto analizzare i voti dei cattolici praticanti, non c’è dubbio che la maggior parte di quei voti siano finiti al Pdl, non alla Lega». Un altro studioso, Ilvo Diamanti – che vive in Veneto, e cioè in una Regione dove era egemone la Dc e dove ora pare stia per diventare egemone la Lega – spiega: «Valutare i flussi elettorali è complesso perché moltissimi elettori di oggi al tempo della Dc non votavano. Detto questo, i voti democristiani al Nord erano molti di più di quanti ne abbia ora la Lega. Direi il doppio. Insomma la Lega è forte, ma non è la Dc».

Per Bossi la partita è quindi ancora lunga. Lui ha cominciato a giocarla nei primi Anni Ottanta. Facendo ricorso alla sua dote principale, il fiuto, Bossi «sente» che l’elettorato cattolico ha sempre votato Dc ma spesso con poco entusiasmo. È un elettorato, quello del Nord, per indole diffidente nei confronti dei partiti, ai proclami dei quali replica sovente con un «sì va be’ ma mì go de laurà». La politica è vista come «chiacchiera» contrapposta ai «fatti». Con la segreteria De Mita, poi, cresce la sensazione di una «meridionalizzazione del partito»; che per giunta coincide con la morte dei due cervelli della Dc al Nord, Giovanni Marcora e Antonio Bisaglia. Viene a cadere, con la scomparsa dei due, il progetto di una Dc modello Baviera: una sorta di Csu che dialoga con la Cdu (in questo caso la Dc romana) mantenendo una caratteristica regionale molto profonda. È in quegli anni che la Lega comincia ad affermarsi al Nord. Alla caduta del Muro di Berlino, poi, quando anche Montanelli può ritirare il suo invito a turarsi il naso, il Senatùr prende atto che la situazione si è finalmente scongelata e che ha l’opportunità di accelerare.

Bossi intuisce pure un’altra cosa. Intuisce che una buona parte dell’elettorato Dc è cattolico ma insoddisfatto dei preti. È il periodo, non a caso, in cui la Chiesa dice che «votare Lega non è peccato ma un errore». Bossi accarezza la pancia di questo elettorato e cavalca una politica anti-clericale, minacciando perfino una nuova Riforma protestante e dando il la alla stagione dei riti celtici. E qui Bossi commette due errori. Il primo è che, oltre ad attaccare i preti, attacca il Papa: e questo i cattolici non lo accettano. Il secondo è che la liturgia padana e pagana, molto simile a quella di Haider in Carinzia, è parente stretta di quella che all’inizio del Novecento, in Germania, aveva preparato il terreno al nazismo: e anche questo i cattolici non lo possono accettare.

Un momento di svolta è nel 1999, quando viene affidata la direzione de La Padania a un ex giornalista del Corriere della Sera, Giuseppe Baiocchi, cattolico e grande conoscitore del mondo Dc. «Dissi a Bossi: guarda che i celti sono morti, i cristiani sono vivi», racconta Baiocchi. È lui l’uomo incaricato di riallacciare i rapporti con la Chiesa. L’operazione riesce oltre Tevere, molto meno con la Chiesa ambrosiana. «Nella Lega non tutti erano d’accordo – dice ancora Baiocchi – ma quello è un partito leninista, si fa ciò che decide il capo, e il capo aveva deciso così». Baiocchi resta direttore fino al 2002.

La Lega è dunque diventato un partito, almeno in parte, cattolico? E come tale può aspirare a raccogliere l’eredità della Dc? Ilvo Diamanti precisa due cose importanti: «Primo, la Dc era tanti partiti insieme, non solo il mondo cattolico. Secondo, la Lega oggi intercetta i voti di cattolici non praticanti. Il suo è un cristianesimo senza Dio e senza Chiesa, una sorta di religione civile che usa la tradizione per difendersi dalla postmodernità».

E qui si inserisce l’Udc. «I dati – dice Diamanti – dimostrano che dove la Lega cala l’Udc cresce e viceversa. Nonostante le forti differenze culturali e un’incompatibilità genetica, i due partiti cercano di interpretare lo stesso territorio ex democristiano». «Oggi la Chiesa – aggiunge Baiocchi – favorisce spesso sottobanco, senza dirlo, l’Udc. È una scelta facile: non stai né di qua né di là. E il cattolico, moderato per natura, non ama il bipolarismo militante».

Ecco perché lo scontro Lega-Udc è forte: perché è uno scontro, più che fra rivali, fra concorrenti.

MICHELE BRAMBILLA La Stampa, pag. 9

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