house of democrats

220 a 215 sono i numeri che tutti ormai conoscono sul voto della Camera sulla riforma sanitaria degli Stati Uniti. Una legislazione rimasta invariata per decenni (40) e che allarga l’ombrello della protezione sociale modello usa. Un modello basato sulle assicurazioni private di chi se le può permettere e che riduce un po’ di privilegi dei potenti. Solo un po’. Ma questi sono tempi in cui bisogna credere nei passi significativi del solo un po’ quando sono veri.

Quando sarà decisivo verrò personalmente a difendere la riforma, aveva detto all’inizio del mese scorso Barack Obama.

Lo aveva promesso nei giorni febbrili in cui in Senato si cercava l’accordo sulla bozza Baucus. Invocato a gran voce dai senatori più impegnati nella lotta per ottenere nel testo di legge un’indicazione chiara per un’assicurazione sanitaria pubblica. Giorni in cui quelle tra i democrats liberal e i conservatori erano tutt’altro che flebili schermaglie, con la speaker della Camera Nancy Pelosi che alzava infastidita gli occhi al cielo in conferenza stampa al motto del siamo tutti d’accordo e appoggiamo la linea del presidente, immortalata dai reporter accanto ad Harry Reid, il leader dei senatori democratici su cui sono adesso puntati gli occhi di tutti. Perchè adesso deve votare il senato.

Non un testo di legge qualsiasi ma le circa 2000 pagine benedette da Obama. Che ha poi definito storico il voto della Camera. E che è più liberal e più costoso di quello che la bozza Baucus, dopo tormentata mediazione era disposta ad accogliere. Il costo finale previsto era di 900 miliardi di dollari. Adesso la commissione finanze ha una manciata di settimane per definire i costi della propria bozza, unirla a quella della Camera e procedere alla votazione. E i democrats conservatori rischiano di farsi andare il tacchino del Thanksgiving di traverso, anche se il voto finale potrebbe slittare a gennaio.

Intanto in questo primo round i liberal possono festeggiare. L’assicurazione sanitaria è obbligatoria ma i super ricchi pagheranno un po’ di tasse in più (concetto riportato in auge al G-20 anche da Brown, in solitudine, per le transazioni finanziarie) e i meno ricchi potranno scegliere in un paniere di assicurazioni a prezzi calmierati.

Ora l’amministrazione deve dimostrare di saper fare i conti nella conta dei voti anche in Senato.

L’analisi del voto mostra un dato politico tutt’altro che secondario nel dibattito attuale. I democratici che hanno votato no alla riforma sono stati eletti in collegi che prima erano repubblicani e che potrebbero tornare tali nelle elezioni di medio termine del 2010, come la doccia fredda del New Jersey e della Virginia hanno recentemente dimostrato,mandando in fibrillazione il partito.

House Democrats Who Voted Against the Health Care Bill

Lawmakers in the House voted 220 to 215 on Saturday night to approve a sweeping overhaul of the nation’s health care system. Only one Republican voted for the bill, and 39 Democrats opposed it, including 24 members of the fiscally conservative Blue Dog Coalition. An overwhelming majority of the Democratic lawmakers who opposed the bill — 31 of the 39 — represent districts that were won by Senator John McCain, Republican of Arizona, in the 2008 presidential election, and a third of them were freshmen. Nearly all of the fourteen freshmen Democrats who voted “no” represent districts that were previously Republican and are considered vulnerable in 2010. Geographically, 22 lawmakers from southern states formed the largest opposition bloc. Below are details on the Democrats that opposed the health care legislation in the House. |
Grafico qui.
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