indignazione: s.f. sdegnato risentimento e ribellione verso tutto ciò che offende la dignità propria o altrui

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Dovremmo chiamare le cose con il loro nome, ma per farlo dovremmo sviluppare una coscienza e una conoscenza più profonde di quanto ci consente la nostra normale soglia di sopportazione alle notizie. Ce ne sono davvero poche che vincono quel senso di pesantezza che apparentemente ci impedisce di assolvere alla metafora “fare un balzo dalla sedia”. (O forse il balzo lo facciamo, solo che ricaschiamo seduti).

Ad es. i casi di malasanità. Hanno questo nome e tu pensi a camici bianchi, mazzette, corruzione politica, disservizi, liste d’attesa. Però quando senti la parola “malasanità”, pensi sempre che riguardi qualcun altro: quel politico o quel medico corrotto, quell’ospedale che non funziona bene, quel posto sfigato del paese. C’è sempre un altrove metaforico in cui non si scatta dalla sedia.

Il risultato è che la gente muore, in alcuni posti più che altrove.

Ad es. le calamità naturali che diventano catastrofi annunciate. Hanno questo nome e tu pensi a inefficienze dello Stato (mai così generico), inefficienze della politica, di chi non ha fatto il suo lavoro, immagini mazzette e corruzione, e appalti truccati. E ci sono sempre posti in cui succede, un altrove metaforico che pure chi ci vive sopra vede solo al telegiornale, il giorno dopo. Sempre più spesso, lo vedi dopo. Qualche volta provano a raccontarlo prima. Ma li chiamano piantagrane. Dicono che c’è libertà di stampa perchè questi qui ti rompono le scatole prima e se possono farlo, allora sono liberi. (Con buona pace di Aristotele, chi se lo ricorda più il quadrato di Aristotele?).

Il risultato è che la gente muore, in alcuni posti più che altrove.

Ad es. le ecomafie. Adesso le chiamano così, e tu pensi non vorranno mica spaccare il capello in quattro perchè qualcuno ha calpestato un campo di margherite? In realtà poi ti dicono che sversare rifiuti tossici è un crimine contro l’ambiente, che c’è gente che muore, che si ammala di tumore.

Il risultato è che la gente muore. In alcuni posti più che altrove.

E anche quello è un altrove metaforico.

Stasera pensavo: perchè non li chiamano crimini contro l’umanità, se il risultato è sempre che la gente muore in alcuni posti più che altrove?

La definizione di crimine contro l’umanità dice:

In giurisprudenza, la locuzione crimine contro l’umanità definisce le azioni criminali che riguardano violenze ed abusi contro popoli o parte di popoli, o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell’intera umanità.

Ecco ci sarebbero le violenze e gli abusi ai danni dei diritti umani riconosciuti a tutti i raggrupamenti sociali.

Quanto al comune e innato senso di riprovazione morale a tutte le latitudini…magari anche solo nel nostro Paese? …No, purtroppo non possiamo chiamarli crimini contro l’umanità. Peccato.

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