la finanza globale, l’italia e basilea 2

La domanda che resta sospesa ad ogni apertura del G20 dove i grandi della terra dovrebbero confrontarsi conti alla mano è: come facciamo a salvare le banche e allo stesso tempo far ripartire l’economia mondiale quando la maggior parte delle imprese si ferma se non troviamo un altro modo di mettere denaro in circolo?

La questione delle banche, dai capi di stato e dagli stessi banchieri viene posta così: “la gente si chiede”. La gente si chiede che ci stanno a fare le banche se alla fine servono solo a ingoiare soldi in un sistema di scatole lasciando fuori i famosi omini col cerino in mano…

Non lo so se la gente si chieda proprio questo o se ancor di meno serva a pretesto per affrontare una discussione seria tanto in politica quanto in economia. Certo è che nel momento in cui tutti parlano di riscrivere le regole della finanza globale, dal G20 dal G2 e via via in nuove formulazioni che tengano conto della bilancia dei pagamenti dei convitati, in Italia non si parla d’altro che di cambiare le regole di Basilea 2.

La novità di Basilea 2 era introdurre delle regole più severe per definire la solidità delle banche laddove le agenzie di rating hanno miseramente fallito, calcolando anche il cosiddetto rischio operativo (frodi, situazioni sindacali, calamità, danni, disfunzioni e chi più ne ha più ne metta).

Adesso ci si accorge che un modello tanto virtuoso rende poco o pochissimo conveniente alle banche italiane fare le banche e prendere in considerazione le piccole e medie imprese, ossia quasi l’intero tessuto produttivo del nostro paese. Su Basilea 2 così la pensa da tempo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Allargando leggermente il discorso a quanto succede in Europa, i nostri vicini sono già ben oltre il preoccuparsi di Basilea2.

A Bruxelles ieri è stato varato il nuovo sistema europeo di vigilanza finanziaria, che dovrebbe disporre tre autorità di controllo su banche, assicurazioni e mercato dei titoli. Come sempre in Europa il punto resta quanta parte di sovranità gli stati membri siano disposti a delegare.

Tutto bene? A quanto pare no, visto che sulla trasparenza bancaria la Svizzera ha ottenuto la cancellazione dalla lista nera dei paradisi fiscali mentre l’Italia cerca di adottare lo scudo fiscale più ampio possibile.

Le banche americane, dopo che la corte di giustizia ha obbligato la Fed a pubblicare i nomi di quelle che hanno ricevuto ‘aiuti di Stato’, hanno annunciato che restituiranno buona parte dei prestiti ricevuti. Così, intanto, Bank of America.

Le banche italiane invece sono alle prese con tutt’altri problemi. Quelli che considerano i Tremonti Bond come una buona soluzione di liquidità per continuare nel loro processo di globalizzazione (per nuotare in questo mare), Unicredit. E quelli che no, Intesa San Paolo.

Su Intesa racconta tutto Massimo Mucchetti in un’inchiesta per il Corriere della Sera.

MILANO (MF-DJ)–Il rapporto Passera-Bazoli e’ solido, gli equilibri fra i soci di Intesa Sanpaolo sono in via di definizione (con una maggiore rappresentanza nella stanza dei bottoni in vista per la Compagnia di Sanpaolo), la cessione di Fideuram non e’ ancora tramontata.

Questi i passaggi principali di una lunga inchiesta di Massimo Mucchetti, pubblicata oggi sul Corriere della Sera, nella quale si ritorna anche sul rapporto fra Fiat e Intesa, oggetto di un articolo pubblicato sabato scorso dallo stesso Mucchetti e che molto subbuglio ha creato nel mondo finanziario.

Mucchetti, parlando dell’amministratore delegato di Fiat, definito l’Imperatore delegato, si chiede con quali soldi aumentera’ la capacita’ del gruppo per arrivare a produrre sei milioni di auto “solo” con Fiat e Chrysler, visto che i due gruppi hanno una capacita’ produttiva inferiore. In merito al desiderio di Exor di diversificare le proprie attivita’ acquistando Fideuram con capitale di debito (il miliardo che Exor ha in cassa e’ frutto dell’emissione di bond) l’articolo si pone un interrogativo malizioso riguardo al possibile ok di Bankitalia a un’operazione del genere.

Riguardo agli equilibri interni in Intesa, Mucchetti ricorda che Angelo Benessia, numero uno della Compagnia di Sanpaolo, “interpreta il malessere di una parte dell’establishment torinese per l’egemonia di Milano su Intesa Sanpaolo” aggiungendo pero’ che il Comitato della Compagnia non e’ compatto, e ricordando che l’asse delle fondazioni non e’ in discussione.

A Torino, si legge ancora sul CorSera, “si aspettano che senza cambiare leadership, il potere venga un po’ piu’ distribuito”. E una via potrebbe essere quella di dare ai torinesi la poltrona di dg lasciata libera da Pietro Modiano. La continuita’ della linea di comando e’ assodata anche perche’ Passera e’ “sempre forte dell’appoggio di Bazoli”.

La cessione di Fideuram, spiega ancora Mucchetti, e’ ancora aperta. La banca starebbe cercando degli acquirenti che offrano di piu’ del valore di carico della banca pari a 2,5 miliardi.

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