obama va a Pittsburgh

La platea è quella della maggiore trade union americana, 56 sigle, undicimila iscritti, nel giorno del convegno nazionale di Pittsburgh. Il presidente Barack Obama, dopo il discorso sulla crisi finanziaria, nell’anniversario del fallimento di Lehman Brothers, parla dalla sede del prossimo G20. Quello che gli analisti chiedono al presidente è di invertire la rotta: quando la grande industria tornerà a dominare la grande finanza, scongiurando nuove bolle speculative?

Il sindacato americano ha già pagato un prezzo pesante nella trattativa sul fallimento di General Motors e in generale sulla riorganizzazione di tutto il comparto dell’auto.

 A Pittsburgh Obama è chiamato anche a dettare l’agenda della riforma sanitaria. In senato sembra più vicino l’accordo sulla bozza del senatore democratico Max Baucus, a capo della commissione finanze. Intanto il presidente americano deve ancora fronteggiare l’opposizione delle lobby e rassicurare il Congresso, e i repubblicani, sulla copertura finanziaria dei costi: quasi 900 miliardi di dollari in dieci anni.

Il termine ultimo, che il presidente ha fissato per trovare un accordo, è la sera del 16 settembre. Il compromesso che Obama dovrà accettare è comunque pesante: non polizze per tutti gli americani a prezzi decenti, ma una copertura sanitaria minima per gli under 25, gli anziani e i più poveri.

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