testamento tecnologico

scimmiadelfuturo

Mi sono sempre detta, bisognerà cominciare a pensarci. Quello che una volta consisteva nella fortuna di discendenti e archivisti, storici, nipoti curiosi, oggi è alimentato a corrente, l’unica invenzione che rappresenta il discrimine tra il bene e il male, la modernità e la perdita dell’innocenza. Senza corrente possiamo dire addio a tutte le nostre memorie elettroniche, ed è chiaro che gli Amish non hanno questo problema, così come tutti quelli che ritengono che da Edison in poi sia iniziato il male e abbiano scientemente deciso di farne a meno.

E a meno di cataclismi nucleari, quello che diffondiamo nel web non è propriamente scritto sulla sabbia, ha la capacità di fossilizzarsi per poi rispuntare chissà dove.

Che fare delle nostre e-mail, delle nostre belle speranze internettiane o dei nostri proclami virtuali una volta trapassati?

Saranno venduti come arte così come gli schizzi che incauti artisti hanno lasciato nei cafè parigini, oggi esposti accanto a capolavori immani, non so se a nostra o a loro vergogna?

(Teniamo presente che la gloria è postuma e potrei godere poi di ciò che non mi hanno concesso in vita, quindi ogni nessuno ha diritto di crucciarsene).

Saranno affidati al buon cuore dei prossimi parenti che così scopriranno l’altra metà del cielo? Continuando a ispirare film sulla vera vita del ‘caro estinto’?

E mettiamo che il nostro ego non sopporti l’oblio nemmeno per un secondo, dopo i titoli di coda, dopo tutto lo sforzo profuso in vita per comunicare con una sola voce, attraverso tutto ciò che la moderna tecnologia consente.

Ebbene, si può decidere che fare. Posso lasciar scritto come disporre del mio hard disk, del mio account di posta, del mio facebook, del mio archivio immagini, così come succede al mio conto corrente. (Nel mio caso sarebbe meglio che la dipartita avvenisse a inizio mese, a saldo dello stipendio, quando ancora non ho avuto tempo di spenderlo).

Su Time ho trovato una breve sintesi di disposizioni testamentarie ipertecnologiche:

Hotmail consente ai parenti di ordinare un CD contenente tutta la nostra preziosa corrispondenza sulla base di un certificato di morte e della prova che ne abbiano legalmente diritto. Gmail fa lo stesso ma chiede anche prova che abbiate ricevuto almeno una e-mail dal caro estinto.

Facebook acconsente alla volontà dei familiari di cancellare il profilo oppure di mantenrlo ‘alla memoria’, consentendo solo algi amici di visualizzarlo e postare commenti. Flickr lascia l’archivio pubblico negando l’accesso agli elementi che l’utente ha marcato come privati, anche agli amici e parenti.

E poi ci sono le compagnie che offrono la possibilità di fare testamento tecnologico: conservano password e informazioni riservate che l’utente dispone per il suo erede.

E se non abbiamo fatto in tempo, dobbiamo affidarci, proprio come si faceva un tempo, al buon cuore di chi ci sopravviverà…

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