carceri galleggianti

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ROMA — Nel piano del governo ci sono anche le carceri galleggianti — già sperimentate in Gran Bretagna, Usa e Olanda — per contenere l’aumento del numero dei detenuti che marcia con un saldo attivo di mille unità al mese. E’ un’«ipotesi alternativa», quella esplicitata nelle 19 pagine di dossier consegnate al ministro Angeli­no Alfano dal capo del Dap Franco Ionta, ma l’idea delle chiatte-prigione sta prenden­do corpo perché consentirebbe la consegna dei galleggianti nel­l’arco di 24 mesi, oppure l’affit­to all’estero di unità già varate. I siti idonei per le prigioni sull’acqua sono le grandi aree portuali protette: Genova, Li­vorno, Civitavecchia, Napoli, Gioia Tauro, Palermo, Bari, Ra­venna. I problemi, tuttavia, non mancano: in Gran Breta­gna, la prigione di Weare (400 posti) ancorata a Portland è sta­ta chiusa nel 2005 anche per­ché, certificava un rapporto del responsabile carceri Anne Owers, «nel luogo si soffre di claustrofobia in celle assai insa­lubri senza possibilità di gode­re l’ora d’aria». La chiatta di Portland (già impiegata come nave alloggio militare alle Falk­land) era stata affittata allo Sta­to di New York che l’aveva or­meggiata insieme a una sua ge­mella sul fiume Hudson. A Rot­terdam, invece, la polizia ha usato un mezzo navale per la detenzione degli immigrati clandestini e le prigioni galleg­gianti in acque olandesi sono 4. (Corriere.it)

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Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri ogni tanto qualcuno propone di costruirle sotto terra o in mezzo al mare. L’immagine più suggestiva resta l’isola di Alcatraz.

Alcatraz_prison_sea1

ROMA — Nel piano del governo ci sono anche le carceri galleggianti — già sperimentate in Gran Bretagna, Usa e Olanda — per contenere l’aumento del numero dei detenuti che marcia con un saldo attivo di mille unità al mese. E’ un’«ipotesi alternativa», quella esplicitata nelle 19 pagine di dossier consegnate al ministro Angeli­no Alfano dal capo del Dap Franco Ionta, ma l’idea delle chiatte-prigione sta prenden­do corpo perché consentirebbe la consegna dei galleggianti nel­l’arco di 24 mesi, oppure l’affit­to all’estero di unità già varate. I siti idonei per le prigioni sull’acqua sono le grandi aree portuali protette: Genova, Li­vorno, Civitavecchia, Napoli, Gioia Tauro, Palermo, Bari, Ra­venna. I problemi, tuttavia, non mancano: in Gran Breta­gna, la prigione di Weare (400 posti) ancorata a Portland è sta­ta chiusa nel 2005 anche per­ché, certificava un rapporto del responsabile carceri Anne Owers, «nel luogo si soffre di claustrofobia in celle assai insa­lubri senza possibilità di gode­re l’ora d’aria». La chiatta di Portland (già impiegata come nave alloggio militare alle Falk­land) era stata affittata allo Sta­to di New York che l’aveva or­meggiata insieme a una sua ge­mella sul fiume Hudson. A Rot­terdam, invece, la polizia ha usato un mezzo navale per la detenzione degli immigrati clandestini e le prigioni galleg­gianti in acque olandesi sono 4.

Ma gli agenti penitenziari hanno già alzato la voce: «Sia­mo davvero in un mare di guai», ironizza Leo Beneduci se­gretario dell’Osap. Mentre Pa­trizio Gonnella (Ong Antigo­ne) osserva: «Così si rischia di comprimere i diritti e penso ai colloqui con famigliari e avvo­cati, le traduzioni in tribunale, gli spostamenti del personale». E’ bene ricordare, infatti, che una legge del ’99 chiuse le car­ceri- isola di Pianosa e dell’Asi­nara perché ritenute ingestibi­li.

Il piano, tuttavia, punta mol­to sulla costruzione di 46 nuo­vi padiglioni, da tirare su sulle aree verdi della carceri già esi­stenti, e di 22 istituti nuovi di zecca (di cui 9 già finanziati: 17.129 posti in più di cui 4.605 dati per pronti in due anni. «E’ un piano per interventi sulle carceri di 1,5 miliardi, di cui un miliardo per le nuove opere», ha detto il presidente Silvio Ber­lusconi: «Abbiamo trovato 500 milioni di euro, vorremmo pro­cedere con il project finan­cing », ha aggiunto riferendosi all’impegno dei privati su beni che restano di proprietà pubbli­ca con la gestione dei servizi che spetta ai costruttori.

I soldi sono pochi e per que­sto il ministro Alfano ha voluto incontrare il presidente di Con­findustria Emma Marcegaglia, accompagnata da Antonello Montante, e il presidente del­l’Ance (costruttori edili) Paolo Buzzetti: è stato costituito un «gruppo di lavoro per la fase di realizzazione del piano carceri che metterà a punto gli stru­menti contrattuali per i diversi tipi di gara». La corsa è contro il tempo: i detenuti sono 62.473 a fronte di un limite re­golamentare di 43.201 e una tollerabilità di 63.702 posti.

Dino Martirano
15 maggio 2009

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