comizio sul dissenso

Sono cambiate le forme del consenso e nessuno si è preoccupato di capire come cambiare le forme (e le formule) del dissenso. Così lo sciopero, che sia fatto di cortei e bandiere in piazza o di giornate senza shopping e telecomando, è stato relegato a espressione inutilmente ansiogena e demodé. Quali sono i modi per esprimere contrarietà in questo paese? Un voto contro? Uno slogan? Tutto superfluo. Tutto immediatamente additato come vacuo disfattismo.

Esprimere dissenso dovrebbe essere una forma articolata di sapere e di conoscenza.

Lo sciopero è sempre più visto come fonte di spreco, di tempo e di energie.

Possiamo anche mandarlo in soffitta per tutti i perchè e per come che vengono snocciolati (sproporzione, strumentalità, inerzia, pochezza della protesta). Perchè, in effetti, non essere d’accordo col pensiero comune, che viene spacciato per magggioranza,  diventa azione di per sé poco significativa, come se le cose scontate o banali banali, dovessero automaticamente avere consistenza o dignità numerica superiore e assoluta. Restituiamo dignità ad un’addizione?

Come si esprime dissenso nel nuovo millenio? Certo è vero, se un radicale libero fa lo sciopero della sete e della fame, signori non siamo più negli anni ottanta, nemmeno ai bambini si dice più “mangia perchè in Africa ci sono i bambini che muoiono di fame”. Però, utilizzare un sms per i bisognosi anzichè per una nuova suoneria del telefonino è una formula efficace.

Come si esprime il dissenso nel nuovo millennio? Lo sciopero dei lavoratori…No. Si dice.

Io credo invece che disfarsi del sindacato e del suo armamentario sia un disegno preciso. Certo, con questa opposizione (come direbbe il cavaliere) si vince a tavolino. Ma non è un bel modo di vincere. E non è giocare. E non c’è nessuno che abbia  trovato un modo più o meno articolato, più o meno consapevole, di dire IO NON SONO D’ACCORDO.

Allora facciamo così, questo blog aderisce moralmente al significato storico di “sciopero dei lavoratori”. Perchè è importante. Perchè cento e più anni di relazioni sindacali non si possono confinare a cattiva rappresentazione e obsolete e inutili forme del dissenso.

***

Sulle nuove forme del consenso poi, se ne potrebbe parlare, questo innamoramento per le elezioni primarie, parliamone…nella migliore delle ipotesi si risolvono in un plebiscito. Non mi sembra la manifestazione più articolata di sapere e conoscenza, in una parola, di democrazia.

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