a chi importa?

Quelli che muoiono andando a lavorare.
Quelli che muoiono in autostrada.
Quelli che muoiono in ospedale, per sbaglio.
Queste cose dovrebbero interrompere le nostre giornate.
Le persone che hanno meno soldi hanno meno scelta.
Le persone che possono sceglire dovrebbero sentirlo come dovere morale.

Essere fortunati, aver studiato, dovrebbe renderci migliori. Dovrebbe, davvero.

***

Da quando lavoro in centro, durante la pausa pranzo posso camminare per delle stradine meravigliose, dove si scoprono palazzi e cortili e vetrate e rampicanti bellissimi. Ho scoperto che due di queste piazzette minuscole, lastricate, sono la casa di due persone. In centro non ci sono i cassonetti in cui alcuni frugano, come mi è capitato di vedere nella più popolare, e sporca, via Ostiense. Però ci sono le persone che vivono per strada. Tutto quello che ho sentito dire negli ultimi mesi, sui poveri, è che sono brutti da vedere e che ad alcuni si potrà dare un bancomat sociale.

Avendo traslocato da poco per andare a vivere da sola mi sono fatta anch’io ingoiare da un autobus che porta al centro commerciale. Ci sono sciami di ragazzini che vanno al centro commerciale. Vestiti tutti allo stesso modo. Che prendono questi autobus diretti verso il nulla. In aperta campagna si potrebbe dire se non ci fossero solo case al posto delle mucche. Al ritorno questo pomeriggio sono saliti cinque o sei ragazzini. Un gruppo di tre si è venuto a mettere dov’ero io con la busta di ikea e l’ombrello gocciolanti di pioggia. E la loro conversazione era più forte della musica nell’Ipod che mi ha distratta solo qualche volta.

Un ragazzo alto in piedi chiede all’amico seduto di fronte:

-Ma tu li hai fatti quindici anni?

-Sì, come, il 23 ottobre.(E questo ragazzino è tutto vestito di nero, con il berretto di lana nera rasata e una scritta bianca sul bavero del giubbotto, ha la pelle liscia, è magrolino e ha un naso grosso)

-E non ce l’hai la carta d’identità? (Questo qui ha i piedi grossi con le scarpe da ginnastica bianche come gli altri due e la carnagione olivastra e gli occhi nocciola)

Altro ragazzino seduto di fianco a quello in piedi, con le labbra carnose e l’acne sulle guance, l’aria più innocente del mondo:

-Guarda che dura 10 anni la carta d’identità, io a 25 sarò ancora con questa foto.

Ragazzo in piedi: -No per lavorare vale 5 anni. Io sono il primo del gruppo che lavora…?

Ragazzo seduto di fianco, con i capelli mossi, gli occhi verdi e tanti brufoli: -Oh guarda quaatterra c’è una carta d’identità strappata.

Ne prende qualche pezzetto e legge un pezzo di nome che suona arabo.

Passa una voce dal fondo dell’autobus per chiedere chi ha sigarette.

-No non ne ho. Dopo le prendiamo.

-Non comprare le… (non ho capito le due o tre marche che dice, perchè forse lì è stata più forte la musica, e il guardare fuori, che è buio e piove e non sono certa di riconoscere a che punto del percorso è arrivato l’autobus).

-Ieri mia mamma mi ha fatto così incazzare che le ho fregato una Kim.

-Le kim sono da gay, allora le Capri…ma come le tieni?

-Sì ma se tua mamma ti fa così incazzare e ti viene voglia di fumare..

-Per sentirle in bocca le kim devi strappare il filtro a metà solo così le puoi fumare…che diceva coso, che ha iniziato in terza elementare, ma quante palle dice?

-Oh a quell’età lì, hai sette anni, che ne sai delle sigarette?

-Forse quelle di cioccolato…

-Fatemi capire ci sono le sigarette di cioccolato?

-Sì quelle che ti portano a carnevale. Ti ricodri quelle caramelle dei Simpson dell’altr’anno?

-Oh ma voi vi siete portati soldi?

-No, io no..

-Io ho il resto di oggi, che so’ 5 euro

-Io ho 3 euro.

E poi sono scesi alla loro fermata.

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