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economia

LA CONSOB ELIMINA I RATING,  di Massimo Gaggi su La Stampa

Rating addio, la Consob li ha finalmente eliminati dai prospetti dei prodotti d’investimento. E’ stata la pessima prova data di sé in passato con il caso Parmalat a instillare i primi dubbi, ma la recente vicenda dei bond Lehman Brothers è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Qualche anno fa le obbligazioni della società alimentare italiana, giudicate da investimento dalle agenzie di credito, finirono in fallimento prima che le stesse agenzie aggiornassero in negativo il giudizio allo scoppio dello scandalo. Nel settembre scorso la Lehman è fallita e i suoi bond sono crollati mentre erano ancora presenti nella lista delle obbligazioni indicate come sicurissime, perché avevano un rating molto alto, sul sito Patti Chiari, il consorzio delle banche italiane che ha lo scopo di fornire trasparenza alle proposte d’investimento. Patti Chiari, un paio di settimane fa, ha annunciato che non utilizzerà più il criterio del rating nel dare agli investitori consigli sulla sicurezza dei titoli, sospendendo sul suo sito la fornitura dell’elenco fino a gennaio 2009.

Qualche settimana fa la Consob ha tenuto un incontro a Roma per illustrare al pubblico le modifiche che ha deciso di apportare alle informazioni nei prospetti di due dei prodotti oggetto dei collocamenti al pubblico: i bond strutturati e le polizze assicurative-finanziarie (index linked). Le due maggiori novità sono la scomparsa, dalla Scheda Sintetica delle caratteristiche dell’investimento, del rating (i voti in lettere, da AAA in giù per S&P e da Aaa in giù per Moody’s) e la sua incorporazione nel cosiddetto «Scenario di rendimento atteso». Non è una modifica di facciata. Scrive la Consob a proposito del Rischio di Credito: «In considerazione, (a) dei limiti espressi dallo scrutinio delle agenzie di Rating caratterizzato da forte inerzia; (b) della possibilità di valutare il rischio degli emittenti con riferimento a misure di mercato riscontrabili nel continuo; (c) del fatto che i modelli di valutazione dei desk operativi delle imprese di assicurazioni sono implementati su tali misure…. la rappresentazione del Rischio di Credito nella Scheda Sintetica viene demandata alla tabella degli Scenari di rendimento del capitale investito».

Per chiarire. Il primo punto (a) è la bocciatura del sistema di valutazione del rating in quanto inerte nel registrare l’aumento di rischiosità di un emittente. Il secondo (b) è il riferimento all’esistenza concreta sui circuiti finanziari, tipo Bloomberg o Reuters, di valutazioni di mercato sulla solidità dei debitori: si tratta dei «Cdf, credit default swaps», sorta di premi assicurativi pagati da chi ha un bond e vuole assicurarsi che alla fine riavrà il suo capitale. Più soldi una controparte chiede per assicurare il buon fine di un certo bond a un investitore che è disposto a pagarli, più alto è il rischio di fallimento dell’emittente. Essendo un giudizio di due protagonisti di mercato che rischiano in proprio, i Cdf sono più attendibili della valutazione esterna di enti che, oltretutto, forniscono il rating come un servizio agli emittenti dei bond, per il quale vengono retribuiti. Il terzo punto toglie alle compagnie assicurative l’argomento secondo cui la novità informativa richiesta in questa modalità comporta maggiori costi: in realtà, sono criteri già utilizzati e ben noti alle imprese quando confezionano i prodotti.

A seguito degli interventi pro-trasparenza della vigilanza, i volumi di emissione delle index linked sono scesi di 4 miliardi di euro dal 1° semestre 2007 al 1° semestre del 2008.

***

E poi quando aboliranno le scommesse sul debito risolveremo tutti i problemi della finanza globale.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Arturo ha detto:

    cara Paola, qua non si tratta solo di riformare il capitalismo, anche se sono d’accordo con te sul fatto che alcune derive (come quelle di derivati, swap e simili), vadano arginate. Qua si tratta di “riformare” la natura umana, sfida persa in partenza.

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