pillole di saggezza del venerdì

Le riflessioni della settimana trascorsa:

Non si può scambiare il dialogo con il fairplay.

Che il prezzo del petrolio scenda non è un buon segnale.

La riflessione della settimana entrante:

Viaggeremo con la Nuovo Trasporto Viaggiatori.

***

[…] Il progetto e l’assetto societario di Ntv, dunque, sono ormai definiti: Mdp Holding (la società di Montezemolo, Della Valle e Punzo¹) ha il 38,4%, Intesa San Paolo (con Imi investimenti) ha il 20%, Generali Financial Holdings un altro 15%, Bombassei il 5%, la società dell’Ad. Giuseppe Sciarrone¹ l’1,6%. E poi – per l’appunto – ci sono i francesi di Sncf, con un 20% (e due consiglieri di amministrazione), quota che non crescerà, ha tenuto a ribadire il presidente dei chemins de fer, Guillaume Pepy, rassicurando chi – come il senatore Roberto Castelli della Lega ma anche il presidente della commissione Lavori pubblici Luigi Grillo¹ – avevano paventato un’invasione d’oltralpe sulle uniche rotte redditizie della nostra rete ferroviaria. Anzi – ha chiarito Pepy – «il gestore è e resta Ntv, di cui noi siamo solo un partner». Peraltro Ntv ha anche chiarito che il nulla osta del governo all’operazione è stato dato proprio sul presupposto che il partner straniero non superasse il 20% del capitale e che questa istanza è stata pienamente recepita nell’accordo con i francesi. – Raffaello Masci La Stampa

[…] Perfetta maschera partenopea che potrebbe sgusciare da una commedia di Eduardo Scarpetta o di suo figlio Eduardo De Filippo, Gianni Punzo, un po’ per abitudine un po’ per vezzo, parla un dialetto stretto e a mitraglietta, per cui all’inizio Renzo Piano non lo capiva. Oggi, dimenticato l’incidente che lo portò in prigione per presunte e mai provate collusioni con il clan Alfieri (“Niente mi appaura, neanche la camorra – dice – perché chi non semina chiodi può anche andare scalzo”) s’ intende con tutti quelli che vagheggiano l’altra Napoli qui e fuori di qui.

Luca Montezemolo lo ha accolto in “Charme”, la società di investimenti fondata con Diego Della Valle, con Deutsche Bank, Unicredit e Monte dei Paschi, ed è a sua volta entrato nella Banca Popolare Sviluppo, fondata da Punzo con la consulenza di Pellegrino Capaldo, grande giurista ed ex presidente del Banco di Roma. Alessandro Profumo lo segnala come inventore di un modello da realizzare in altre parti d’ Italia e da esportare nel mondo. Ambrogio Prezioso, presidente dell’Associazione dei costruttori, lo invidia perché riesce “a fare”, mentre per colpa della politica a Napoli giacciono nei cassetti almeno trenta progetti che sarebbero subito realizzabili. Ma non saranno anche i costruttori napoletani che non riescono a “pensare in grande”, come sospetta lo stesso Punzo, il quale maledice i 60 mila miliardi che piovvero in Campania dopo il terremoto e furono dispersi in mille rivoli di cemento? Persino il cardinale Crescenzio Sepe, giunto qui da sei mesi, dopo aver organizzato in Vaticano i grandi eventi papali e diretto “Propaganda Fide”, sembra fare l’identikit dell’ex pannazzaro quando, all’unisono col presidente Napolitano e – come assicura – dopo aver informato Papa Ratzinger, accusa la politica per le grandi “incompiute” napoletane, prime fra tutte le riqualificazioni congelate di Bagnoli e di Napoli Est, già all’ordine del giorno ai tempi di Chinchino Compagna, politico repubblicano e intellettuale della migliore napoletanità. “Non si poteva evitare almeno di vendere al Nord il Banco di Napoli, che oggi si chiama San Paolo-Banco di Napoli? “, lamenta l’arcivescovo che di economia non è digiuno.

Per fortuna, Corrado Passera ha già promesso almeno una prossima revisione del logo, che diventerà “Banco di Napoli” e in piccolo “Gruppo Intesa”, per evi- tare che chi telefona e chiede “Banco di Napoli?” si senta rispondere “No, qui San Paolo”. Conclamato deficit di classe dirigente votata alla modernità segnalato dal capo dello Stato come dall’arcivescovo, o piuttosto Beresina della politica dopo una stagione di speranza rinascimentale indotta con abilità mediatica dal primo Bassolino sindaco, che ha consolidato la “crosta cattiva” della città, come la chiama monsignor Sepe? Francesco Saverio Nitti, all’inizio del secolo scorso, ci mise meno di un decennio a ridisegnare urbanisticamente l’area occidentale, il porto, a industrializzare l’area orientale. – Alberto Statera, la Repubblica

¹link ipertestuale aggiunto da me.
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