se al posto di Epifani ci fosse una giovane donna…

Premessa: comizio tardivo su Alitalia (che a mio modesto parere avremmo dovuto dare noi un po’ di soldi ad Air France per fargliela comprare e soprattutto: l’operazione Cai è ben più spudorata delle privatizzazioni anni ’90 e dell’operazione Autostrade Abertis portata a casa, o meglio in tasca, dai Benetton. Che subito dopo cominceremo a chiederci che fine farà Air One).

-I giornalisti e i piloti: non sparate al conducente, guardiamoci allo specchio-

svolgimento:

Diventare giornalista professionista costa tanto. Costa quanto frequentare una buona università, costa fare l’esame, costa registrare l’esame, costa fare questo lavoro, perché se lo fai con passione, ti costa molto di più (anche in soldi) di quanto ti riconosce l’azienda. Però paga. Perché assecondare le proprie passioni e la propria natura, per dirla con uno spot già abusato: “non ha prezzo”. Ho sempre anche pensato che segue le proprie passioni chi se lo può permettere e chi è davvero bravo, chi quindi è o diventa fortunato.
Anche dei giornalisti si è detto che sono una casta. I giornalisti non sono piloti. Senza giornalisti un giornale non esce? Non è detto. C’è un’infinità di altre figure che scrive opinioni o resoconta opinioni altrui su questo o su quello. In Italia non esiste il mito della verità oggettiva. In Italia esiste la par condicio: metti in un salotto tutto e il contrario di tutto che qualcuno (di solito uno solo) ha scelto di far argomentare.
Ora, in tempi di vacche magre, ci si può prendere pena di una categoria che tutto sommato fa un lavoro affascinante, che ha scelto di fare e che non si svolge mica in miniera? Pure per i giornalisti, sì, ci sono i precari, ci sono quelli che fanno questo mestiere ma non riescono ad iscriversi all’albo e averne tutte le tutele. I giornalisti sono tanti (forse troppi, più degli insegnanti che non è che si può fare questo mestiere come “sbocco occupazionale”). Hanno il contratto scaduto, ma si dirà: la maggior parte è gente che se lo può permettere. Le tv nazionali in chiaro ed i grandi giornali hanno messo già in pratica quello che Confindustria chiede da una vita al sindacato italiano: la contrattazione in azienda. I giornalsti hanno un solo sindacato, mica nove come l’Alitalia. Questo sindacato che magari difende gli interessi di una corporazione, non è riuscito a portare gli editori, dal 2005, nemmeno nell’anticamera della stanza dove c’è il tavolo delle contrattazioni. Gli editori, la Cai dei giornalisti, non si sono mai mossi da casa loro. Ora si può dire tutto il male che si vuole del sindacato come istituzione storica e sociale, dei fannulloni, del consociativismo. Ma che trattativa è quella in cui una parte chiede, senza modificare di una virgola le sue richieste? Magari dall’altra parte ci sono dei privilegiati, cialtroni, che chiedono 10 per portare a casa 8. Che spendono e sprecano. Benissimo. Mandiamoli a casa. Il sindacato non serve? Va bene. Ma che trattativa è quella in cui l’imprenditore ti dice o così o niente? Su questo la politica è capace di esprimere un pensiero coerente?

Si fa tanto un gran parlare di meritocrazia. Qualcuno per caso ha mai speso due parole per dire chi e come in Italia decide o dovrebbe decidere chi merita e chi no? Tutti a dire gli insegnanti che meritano, i dipendenti che meritano, i dirigenti che meritano, i giornali che meritano, le tv che meritano, andranno avanti. Chi decide del merito? Chi ce l’ha questo potere? E come e a chi deve rendere conto di esercitarlo correttamente? Con quali garanzie e con quali sanzioni?

Questa è materia della politica. La politica sembra tanto sollevata che in Italia per adesso la magistratura non ha il tempo di occuparsene. Domani nemmeno potrà.

(Nota per l’opposizione: in piena recessione e bufera della finanza mondiale questo governo è al 67% di popolarità, 67%, prego astenersi da commenti puerili).

Vedi anche:

Dal Sole 24 Ore: Per la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, l’accordo sul nuovo modello contrattuale dovrebbe portare a «un cambiamento generale delle relazioni sindacali», da «una logica di contrapposizione e di conflittualità come quella che stiamo vivendo per Alitalia», a «una maggiore condivisione degli obiettivi». Il maggior peso assegnato alla contrattazione aziendale, secondo la Marcegaglia consente di «trovare un punto d’incontro tra la produttività, che in Italia deve assolutamente aumentare e l’andamento del salario che è un grande tema su cui lavorare».

Dal Messaggero: Ma oggi ad alzare la tensione c’è stata la norma della Finanziaria varata dal governo che prevede la possibilità per il ministro della Pubblica amministrazione, in attesa del rinnovo contrattuale, di anticipare gli aumenti. L’importo non potrà andare oltre il 90% dell’inflazione programmata e al momento della stipula dei contratti è previsto un conguaglio. Disposizione, questa, fortemente criticata dalla Cgil che si è spinta a parlare «quasi di un golpe» sulle regole contrattuali.

Adnkronos: Roma, 19 set. (Adnkronos/Ign) – Addio all’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Al suo posto arriva una ‘superagenzia’ del governo con competenze allargate anche al settore dell’acqua e con i vertici completamente rinnovati. La novità, a quanto apprende l’Adnkronos, è contenuta all’interno di un pacchetto di emendamenti messi a punto dal ministero dello Sviluppo economico al ddl manovra 1441 ter, la cui presentazione, inizialmente prevista per oggi, è slittata. La loro copertura finanziaria è al vaglio del ministero dell’Economia e, in particolare, della Ragioneria generale dello Stato.

Il Sole 24 Ore: Tempi duri per le telecomunicazioni.Telecom ha appena firmato un’intesa con i sindacati per cinquemila esuberi.

E La Stampa: Il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia Media, riunito oggi sotto la presidenza di Berardino Libonati, ha esaminato e approvato le Linee Guida e il Piano 2009-2011 del Gruppo.

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