gli aerei, le banche, le poste italiane

E’ l’ultima grande azienda statale italiana. Dai suoi dipendenti ci si aspetta cordialità e solerzia a meno di non finire nel vituperato calderone dei fannulloni a cui il Ministro Brunetta ha dichiarato guerra. Ma Poste Italiane si è già da tempo preparata a svecchiare la propria immagine di carrozzone statale inefficiente. Rinnovata nel look e nel marchio: è tutto giallo e blu e i servizi finanziari (da quando le poste sono anche banca) rappresentano il 44,1% dei ricavi. La “privatizzazione” di Poste Italiane in realtà è la più italiana delle operazioni societarie all’insegna del: non passa lo straniero, ribadito ancora ieri dall’amministratore delegato Massimo Sarmi in vista della liberalizzazione del mercato europeo dal 1° gennaio 2011. Dopo la cura Passera che dal 1998 al 2002 ha individuato 22.000 esuberi, termine di triste cronaca recente, Poste Italiane è una s.p.a. per il 65% del tesoro e per il restante 35% della Cassa Depositi e Prestiti (e quindi delle banche) e soggetta alla vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’utile netto del 2007 del Gruppo Poste Italiane è stato di 843,6 milioni di euro. Finchè i numeri restano questi non si potrà obiettare che la triade politica, finanza, banche sia dannosa. Il punto debole di Poste Italiane per adesso resta il servizio di recapito della posta. Ci sono stati gli scandali dei postini che rubano gli effetti di valore e quelli che buttano le lettere dietro ad una siepe. E quelli esternalizzati e quelli a cui il governo ha detto meglio pagare che reintegrare

Nominato senza problemi nel 2002 e riconfermato all’indomani delle elezioni politiche 2008, dopo essere stato in Telecom ed in Siemens, l’amministratore delegato di Poste Italiane che ha lavorato prima con Cardia e oggi con Ialongo, per il momento, Massimo Sarmi è soddisfatto.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. marco esposito ha detto:

    ma che fai…cambi template in continuazione…

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