la cravatta di nichi e la fascia del sindaco

Il sindaco di Bari è un omone. Vederlo sul palco, in diretta ieri mattina su rai2, sembrava una figura davvero bizzarra mentre il drappello defluiva dietro le sedie a fine interventi: Berlusconi, Vendola, Divella, il presidente della Fiera, strette di mano e sorrisi dopo i discorsi dal podio e le battute scambiate bisbigliando, come succede quando si è vicini di banco o di sedia. Il più grosso di tutti era Emiliano che si era messo sulla via di fuga cercando di agganciare il premier con lo sguardo. Poi si sono spostati in gruppo e sipario.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, aveva una fascia enorme. Lo avvolgeva tutto e si piegava un po’ attorno al collo come a volerlo coprire. La cravatta di Vendola invece mi ha distratta. Era una cravatta bordeaux lucida, sembrava plastificata, appena la trovo su qualche sito di sfilate la posto come immagine. Per oggi non mi riesce.

L’intervento del sindaco, signori, è stato forte. Inizia con i tagli alla scuola e finisce con Alitalia e i mancati investimenti per l’alta velocità in Puglia. Non si dimentica nemmeno della giustizia. E lo fa con un vocione irruente, ma con garbo. Mi chiedo se nel Pd siano consapevoli che a Bari, “in una terra che la ama, Presidente” – come ha detto il sindaco, c’è un signore che ci crede proprio, che non canta vittoria a vuoto, perchè ricorda che i baresi che votano per Silvio, sono sempre “tanti, anche quando mi hanno eletto”. “I baresi sono contenti dell’esercito per le strade, ma meglio sarebbe se si aumentassero gli effettivi di polizia, che a questo sono preparati e addestrati”. Emiliano, con un po’ di sacrificio, può tifare per il Milan in Champions, un piccolo sacrificio rispetto all’opportunità per Bari di gemellarsi con Milano per l’Expo 2015. E come si fa tutto questo senza aeroporti efficienti e senza i treni veloci? Insomma, il Sindaco ci prova. Chissà, forse è un bene che i telespettatori, forse lo sanno, forse no, che Emiliano sta nel PD.

Dopo la sfortunata candidatura alla segreteria di Rifondazione Comunista mi stavo giusto chiedendo che faceva Nichi Vendola, governatore della Puglia. Lo ha raccontato nel suo intervento, sempre il sindaco Emiliano.

Vendola ha parlato di federalismo. Il salvatore del Sud, al tavolo con Bossi, per conto di Berlusconi, è stato proprio il suo predecessore in Regione, Raffaele Fitto, che è riuscito a far slittare l’attuazione dei decreti delegati di due anni. Lo stesso Raffaele Fitto per cui il parlamento negò l’autorizzazione a procedere a seguito di questo scandalo. Ma Fitto vuole bene alla Puglia, la Puglia vuole bene a Berlusconi, e quasi quasi pure il sindaco di Bari. A patto però che Berlusconi si comporti bene.

Berlusconi ha detto che ha gli stessi anni della Fiera del Levante e quindi sa che “l’imbarazzante consenso che deriva dai sondaggi nell’opinione pubblica, il 67%, è destinato a scendere, perchè l’Italia atraversa una fase diffcile (…) l’enorme debito pubblico ereditato (…) e l’elevata percentuale di evasori fiscali che creano economia nera…E se lo dice Berlusconi.

***

BARI – Più applausi che sedie occupate per Raffaele Fitto. L’assemblea provinciale di Forza Italia, riunita per un incontro sul referendum, esprime così la sua solidarietà al coordinatore regionale del partito, eletto alla Camera nell’aprile scorso. Se non fosse parlamentare, Fitto sarebbe agli arresti domiciliari perché i magistrati baresi lo accusano di falso, concorso in corruzione e finanziamento illecito dei partiti per aver intascato una maxi tangente da mezzo milione di euro, in favore della sua lista “La Puglia prima di tutto”, nella campagna elettorale per le regionali del 2005.

“Tutto regolare”, ripete su quei soldi ricevuti dal presidente del consorzio San Raffaele di Roma, Giampaolo Angelucci, uno dei due imprenditori ai domiciliari disposti dal gip barese. “Non ho da aggiungere altro a quanto ho già scritto nella nota di ieri (martedì, ndr). Quando finirò di leggere i 17 faldoni dell’inchiesta, allora convocherò una conferenza stampa e potrò parlare nel dettaglio. Sono qui oggi per un’assemblea a favore del referendum per continuare regolarmente il mio impegno politico”. Confida che ci sono 150mila intercettazioni che lo riguardano. Ma sul numero telefonico non demorde: “Ho questo numero dal 1996. Non l’ho cambiato e non lo cambierò”. È una sfida anche questa.

Sin qui la difesa dell’ex governatore regionale. Le indagini della procura di Bari continuano. Nell’inchiesta si delinea il ruolo di monsignor Cosmo Francesco Ruppi, presidente dei vescovi pugliesi. Avrebbe, infatti, garantito a Raffaele Fitto un sostegno politico alle elezioni regionali del 2005. In cambio, spiegano gli investigatori, ha ottenuto l’impegno dell’ex governatore per approvare una delibera che prevedeva l’assegnazione di finanziamenti destinati alla costruzione di impianti sportivi negli oratori. Ma i sostituti procuratori Roberto Rossi, Lorenzo Nicastro e Renato Nitti non indagano solo sul rapporto tra il coordinatore regionale di Forza Italia e l’arcivescovo Ruppi e sulla presunta maxi tangente versata dall’imprenditore romano Gianpaolo Angelucci, ora, l’attenzione si sposta su altre 17 aziende che hanno finanziato con 382 mila euro la campagna elettorale della “Puglia prima di tutto”. Le stesse che avevano rapporti commerciali con la Regione, con la Seap, la società che gestisce gli scali pugliesi e con l’Acquedotto pugliese. Un’impresa, ad esempio, ha fatto una donazione nello stesso giorno in cui ha vinto un appalto.

“Il dato che ne scaturisce – spiega – è che un’altissima percentuale degli imprenditori che hanno elargito somme significative in favore di Fitto, hanno tuttora o hanno comunque avuto rapporti economici (appalti, consulenze e finanziamenti Por) con società partecipate dalla Regione Puglia”. E mentre gli uomini delle Fiamme gialle hanno già cominciato ad approfondire questo nuovo filone d’indagine, cominceranno questa mattina davanti al gip gli interrogatori di garanzia. Il primo a rispondere alle domande del giudice sarà l’editore salentino Paolo Pagliaro. Il 26 giugno invece sarà la volta di Gianpaolo Angelucci, il consigliere del gruppo Tosinvest. Il 27, invece, la giunta per le autorizzazioni a procedere si pronuncerà sulla richiesta di arresto per il deputato azzurro. “Se il mio ufficio propone una cosa e ha fatto una richiesta – spiega il capo della Procura di Bari, Emilio Marzano – vuol dire che ha valutato che ci sono elementi per farla e il primo riscontro lo ha avuto dal gip”.


(22 giugno 2006)

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