post recensione

Preso in prestito quest’estate, dalla scrivania di Claudio, pubblico tardivamente le mie impressioni sul libro del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Seppur si legge in un mezzo pomeriggio, non ho trovato L’uomo che non credeva in Dio lettura piacevole. E tolte un paio d’immagini assolate di moli e strade che non ci sono più, più procedevo nella lettura meno credevo che avrei tenuto a mente di questo libro in futuro.

Ad eccezione del passaggio in fondo a paq. 143 che mi vede profondamente in disaccordo:

Per nostra fortuna, anzi per fortuna della nostra specie, il tempo non si trasforma in spazio; fra le tante metamorfosi immaginate, questa descritta da Proust non è neppure pensabile, resta un espediente letterario con il fascino di un incubo.

Come tutte le cose che mi trovano profondamente in disaccordo, mi ha impegnato pensieri su pensieri.

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