a proposito, l’ombra

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L’ombra di Lippi si allunga su Veltroni. Jena Su, La Stampa, pag. 3

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[…] Rivendica la sua appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che non era un partito comunista: «Non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano comunisti». E motiva la sua iscrizione alla Fgci con «l’ansia per la giustizia sociale». Ammette: «So che spesso è stato difficile far capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile». Intervista a Veltroni, su Il Giornale dell’11 aprile 2008.

Ci sono quelli che erano iscritti alla Fgci e quelli che sono stati segretari della Fgci. Quelli che Veltroni se ne deve andare e quelli che il leader è lui e quindi resta. Quelli che …la nuova classe dirigente…panacea di tutti i mali.

Personalmente non credo che se ci fosse adesso un nuovo leader cambierebbe qualcosa. Perchè la vera autocoscienza doveva arrivare all’indomani del risultato elettorale. Non c’è stata. Il resto sono chiacchiere.

L’ultima generazione della Fgci è quella di Gianni Cuperlo, che propose di scioglierla l’otto ottobre 1990.

Questo sì che è un paese per vecchi. Non è un dato anagrafico è una categoria dello spirito.

Roma, 23 giu. (Apcom) – “Noi avremmo bisogno di grande coraggio, lealtà e di generosità in particolare da parte di una leadership collettiva, una foto di gruppo, che da quindici anni ha diretto e governato le diverse stagioni della vicenda politica del centro sinistra in questo Paese. Questa foto di gruppo può e deve rivendicare i suoi grandi meriti, ma ha anche limiti evidenti, un logoramento visibile”. E’ quanto afferma a Radio Radicale il deputato del Pd Gianni Cuperlo.

“La generosità starebbe nel fatto che questa leadership collettiva si rendesse conto che oggi il suo compito non è meno impegnativo, anzi è forse più decisivo, ed è mettere in sicurezza il progetto del Pd favorendo il venire in campo di un’altra foto di gruppo e anche di nuove leadership – sostiene Cuperlo – che siano fino in fondo figlie di questa stagione e di questo progetto di partito nuovo”.

“Detto ciò – prosegue l’esponente del Pd – io non credo molto nella rottura generazionale, credo che ci siano persone di valore sparse tra le generazioni. Ma al di là del tratto generazionale, e comunque un elemento di rinnovamento si pone dato che avviene così dappertutto in Europa e nel mondo, si pone il problema di mettere mano a quella foto di gruppo che con i suoi tanti meriti oggi appare un po’ ingiallita e logorata anche agli occhi più benevoli. E’ un problema che dovremmo affrontare per la passione con cui abbiamo costruito questo Pd. Se vogliamo bene a questo progetto – conclude – dobbiamo cercare di fare questo sforzo di rinnovamento, altrimenti il pericolo è che all’esterno non ci capisca nessuno”.

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