l confine ufficioso tra le due metà del Paese divide anche la base dei due rami dell’oleodotto, attarversando i due vasti giacimenti del sud.

A un anno dal referendum, che ha portato alla separazione politica tra il nord del Sudan con capitale Kartoum e il sud con capitale Juba, è il petrolio il vero terreno di scontro che potrebbe riportare la guerra civile nel paese. Una situazione che potrebbe avere ricadute sull’economia internazionale spingendo al rialzo il prezzo del greggio, favorendo così Teheran nel negoziato sul suo programma nucleare.
In parte questo scenario si è già concretizzato: prima con l’annuncio da parte del governo del sud Sudan che l’esercito del nord aveva preso possesso di due giacimenti nella regione dell’alto Nilo da dove parte uno dei due rami del principale oleodotto che attraverso Kartoum porta il greggio al Mar Rosso, poi con il recente bombardamento di alcuni impianti.
Il confine ufficioso tra le due metà del Sudan taglia a metà anche la base dei due rami dell’oleodotto, attraversando i due vasti giacimenti del sud del paese che però hanno come unica via di esportazione il passaggio verso nord.
Il bombardamento sarebbe avvenuto in un’area a 75 km dal confine conteso tra i due governi, un mese dopo aver firmato in Etiopia un trattato di non aggressione. La disputa sul petrolio riguarda la ripartizione dei suoi proventi e i costi di passaggio dell’oleodotto imposti dal governo del nord e ricalca la situazione alla base del conflitto sul piano economico: la maggior parte delle risorse si trovano nel sud ma le infrastrutture, la tecnologia e la manifattura stanno nel nord, quindi quello che a nord costa 10 a sud costa 100. Il conflitto etnico e religioso tra il nord mussulmano e il sud cristiano animista è il sottofondo culturale di questo modello. La storia del Sudan è fatta di decenni di conflitti etnico religiosi, come la guerra con il Chad tra il 2005 e il 2007 e la sanguinosa guerra nella regione del Darfur definita il 9 settembre del 2004 dal segretario di Stato americano Colin Powell un vero e proprio genocidio e la peggiore crisi umanitaria del ventunesimo secolo. Continue Reading
